Budget 2028–2034

Bilancio europeo:
le tre posizioni a confronto

di Paolo Riva     
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I 27 Stati Ue devono trovare un accordo sul prossimo QFP, il Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034. L’obiettivo è un’intesa entro fine anno, ma nei negoziati le posizioni sono molto distanti e, come ha detto Giorgia Meloni, “la strada da fare è ancora lunga”.

La Commissione UE ha fatto la sua proposta nel luglio 2025. Il Parlamento europeo ha preso posizione lo scorso maggio. E, ora, i 27 Stati membri, riuniti nel Consiglio dell’Unione europea, stanno negoziando tra loro, dopo la discussione tra i leader della scorsa settimana.

Stiamo parlando del bilancio pluriennale europeo o, per essere più precisi e usare il termine tecnico, il QFP 2028-2034 (Quadro finanziario pluriennale o Multiannual Financial Framework, MFF) .

Vediamo quali sono i punti di contatto e le distanze delle proposte in discussione e come si posizionano i Paesi Europei in vista di trattative che si annunciano lunghe e complesse.

«Abbiamo bisogno di un accordo sul futuro bilancio entro la fine di quest’anno. È l’unico modo per far sì che il denaro continui a raggiungere i nostri cittadini senza interruzioni dal 2028 in poi», ha dichiarato il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa al termine dell’ultimo vertice tra i capi di Stato e Governo dei 27 tenutosi a Bruxelles. Sarà davvero possibile?

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Tre proposte a confronto

Valori in miliardi di euro a prezzi costanti 2025
NOTE:
Nella proposta della Commissione Europea e nella negobox del Consiglio, il rimborso di Next Generation EU (NGEU) è stato scorporato dalla voce “1 Il modello sociale europeo e la qualità di vita”.
Fonte: I dati relativi a Commissione Europea e Parlamento Europeo sono tratti dal briefing del Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS) "2028-2034 EU budget: Comparing Parliament's position with the Commission proposal". I dati relativi al Consiglio dell'UE sono tratti dalla negobox pubblicata dalla presidenza di Cipro.

La Commissione ha proposto un bilancio di quasi 1.800 miliardi di euro in impegni nell'arco di sette anni (a prezzi costanti 2025), corrispondente all'1,26% del reddito nazionale lordo dell'UE, di cui lo 0,11% del reddito destinato al rimborso del debito generato dalle sovvenzioni del programma post pandemia Next Generation EU.

La proposta ha segnato una forte discontinuità rispetto al passato: accentra maggiormente la governance di molti fondi UE nelle mani dei Governi nazionali e della Commissione stessa, ma soprattutto taglia voci storiche del bilancio europeo - come agricoltura, coesione e investimenti sociali (Heading 1) - a favore delle nuove priorità, come competitività e difesa (Heading 2).

Il Parlamento Europeo ha risposto chiedendo un aumento del bilancio di 175,1 miliardi di euro a prezzi costanti 2025 (circa il 10%) rispetto alla proposta della Commissione. Inoltre, ha chiesto che il rimborso del debito per Next Generation EU venga escluso dal bilancio. Complessivamente, quindi, l’Eurocamera vuole un bilancio pari all’1,38% del reddito nazionale lordo UE.

Le maggiori risorse, secondo una netta maggioranza degli europarlamentari, andrebbero redistribuite su tutte le voci di bilancio, ma andrebbero in particolare a rafforzare la dotazione dei settori più penalizzati dalla proposta iniziale della Commissione.

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Agricoltura, coesione e competitività

Valori in miliardi di euro a prezzi costanti 2025
NOTE
* La proposta della Commissione e la negobox del Consiglio non prevedono stanziamenti definiti per la politica di coesione, ma lasciano libertà di scelta agli Stati membri. Per questo è indicata lo stanziamento minimo previsto "per le regioni meno sviluppate".
** a posizione del Parlamento europeo prevede, invece, stanziamenti definiti per Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, Fondo di Coesione e Interreg.
Fonte: Commissione UE, Parlamento Europeo, Consiglio dell’UE

La posizione del Parlamento europeo è fondamentale perché è ad esso che spetta dare il consenso finale al nuovo QFP. Saranno gli europarlamentari ad accettare o respingere il bilancio, senza la possibilità di modificare l’accordo raggiunto dai 27 Stati membri riuniti nel Consiglio dell’UE. Per questo, ora, l’attenzione è tutta rivolta a negoziati tra i Governi.

La posizione del Consiglio dell’UE, infatti, ad oggi non esiste. Le cifre inserite nei grafici provengono dalla cosiddetta negobox, un documento non vincolante che viene preso come punto di partenza per le trattative tra i 27. I numeri attuali, quindi, sono un’indicazione di massima per capire quale potrebbe essere il compromesso finale.

La negobox è stata presentata l’11 giugno dalla presidenza di turno dell’Ue, detenuta da Cipro, che ha chiesto un bilancio più piccolo del 2% rispetto alla proposta iniziale della Commissione e, quindi, ben inferiore a quanto chiesto dal Parlamento Europeo.

Le posizioni, però, ad oggi, sono ancora molto distanti. E le questioni che dividono le capitali sono molte: la dimensione del bilancio, innanzitutto, ma anche le voci da finanziare di più o di meno, le modalità per ripagare il debito di Next Generation EU e le>risorse proprie. Queste ultime, sono un aspetto cruciale: il bilancio UE conta in larga parte sui contributi degli Stati membri e, solo per una piccola porzione, su delle entrate raccolte direttamente dall’Unione con poche tasse continentali e le multe antitrust.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che, senza risorse proprie Ue aggiuntive rispetto a quelle attuali, “bisognerebbe aumentare i contributi nazionali oppure ridurre la capacità di spesa” dell’intero bilancio europeo.

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I nodi da sciogliere

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Ciascuno Stato ha le sue idee sui temi principali che muovono le trattative e, quindi, le posizioni da tenere insieme sono molte e diversificate. Semplificando un po’ il quadro, però, si possono delineare due schieramenti. I frugali, da un lato, e gli amici della coesione, dall’altro.

I primi sono otto Paesi che si sono ritrovati a fine maggio ad un incontro promosso dalla Svezia. Sono tutti contributori netti, nel senso che ottengono meno fondi di quelli che versano all’Ue, e, in linea di massima, vogliono un bilancio snello, più piccolo di quello chiesto dal Parlamento e, in alcuni casi, anche di quello proposto dalla Commissione.

Sull’altro fronte, ci sono invece sedici Stati, tra cui l’Italia, che beneficiano ampiamente della politica di coesione, pensata per ridurre le disuguaglianze tra le regioni dell’Ue. Per questo, si sono chiamati amici della coesione e vogliono, appunto, difendere questa voce storica del bilancio, ma anche la PAC, la Politica Agricola Comune. Chiedono un bilancio che non scenda sotto le dimensioni proposte dalla Commissione e un “rimborso più graduale” del debito di Next Generation EU.

Complessivamente, anche se i tagli rispetto al precedente QFP rimangono, secondo analisti e commentatori, la negobox presentata da Cipro va più nella direzione auspicata da questi ultimi Paesi.
E, infatti, ha suscitato forte critiche da parte degli Stati frugali.

Per il ministro delle Finanze dei Paesi Bassi Eelco Heinen, il QFP proposto "è insostenibile, sbilanciato e con l'attenzione rivolta nella direzione sbagliata”. Lo ha spiegato in una nota, aggiungendo che “il volume complessivo rimane di gran lunga troppo elevato in un momento in cui lo spazio fiscale è limitato in tutta Europa e scelte difficili sono inevitabili”.

Gli schieramenti

Certo, i due schieramenti non sono completamente omogenei al loro interno. La Francia, per esempio, ha partecipato alla riunione promossa dai cosiddetti frugali, ma è su posizioni molto meno rigide di quelle di Germania o Paesi Bassi, in particolare per quanto riguarda il ripagare il debito comune UE. Anche la Danimarca, un tempo molto restia a spendere, ora sembra più propensa a investire, se si tratta di farlo nel settore della difesa.

Allo stesso modo, i Paesi Baltici o la Polonia, ci tengono a difendere la coesione, ma vogliono anch’essi destinare una quota di risorse importante al tema della sicurezza. E poi c’è l’Italia, che vuole proteggere i fondi per i suoi agricoltori e le sue regioni meno sviluppate, sostiene l’importanza della competitività ma, al tempo stesso, si è opposta con il suo principale partito di Governo al Parlamento Europeo all’introduzione di nuove risorse proprie.

In un intervento al Parlamento italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che, per arrivare al nuovo QFP, "la strada da fare è ancora lunga”. “Da parte nostra - ha aggiunto -, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della Pac, della pesca e della coesione”.

Infine, ci sono tre Paesi che abbiamo definito neutrali. Il piccolo Lussemburgo, che non ha partecipato né alle iniziative degli Amici della coesione né alla riunione dei frugali. Cipro, che detiene la presidenza di turno dell’UE fino a fine giugno e, quindi, operando da mediatore, non ha potuto schierarsi apertamente. L’Irlanda, che ha partecipato all’incontro dei frugali, ma solo come osservatore: dal primo luglio, infatti, avrà la presidenza di turno dell’Unione Europea.

Ed è proprio ai diplomatici irlandesi che i leader Ue, riuniti nel Consiglio Europeo della scorsa settimana, hanno chiesto di lavorare a una nuova negobox, una nuova proposta di bilancio da discutere nel corso del prossimo vertice, previsto ad ottobre.

Spetterà, quindi, a Dublino l’arduo compito di mettere d’accordo tutti i ventisette.

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