BITCOIN E LE ALTRE

Le ragioni della crescita e i nomi da ricordare

Young Finance

Conosci le criptovalute?

L'esperto di criptovalute Gianluigi Ballarani, lo youtuber Elia Bombardelli e il giornalista Marco lo Conte in questo video spiegano le cose essenziali da conoscere sulle criptovalute.

Cos’è la finanza decentralizzata

Di finanza decentralizzata si occupano in questa puntata di Young Finance l'esperto di criptovalute Gianluigi Ballarani, lo youtuber Elia Bombardelli e il giornalista Marco lo Conte.

DECENTRALIZZAZIONE

Dietro al mondo cripto c'è una infrastruttura tecnologica particolare: la blockchain

crypto-Glossario
Illustrazione

Finanza decentralizzata

La finanza decentralizzata o DeFi sfrutta la tecnologia blockchain per sviluppare modelli simili a quelli della finanza tradizionale, ma con modalità che non prevedono intermediari centralizzati o altre istituzioni. La DeFi utilizza quindi criptovalute, token e smart contract per offrire servizi di pagamento, prestito, trading, investimento, assicurazione, gestione patrimoniale in maniera del tutto automatizzata e senza necessità di intermediari che facciano da garanti. A garantire fiducia, liquidità, regolazione e sicurezza sono protocolli e applicazioni decentralizzate basate su smart contract. Un esempio: il possessore di criptovalute può metterle a disposizione per prestiti in maniera automatica, sia per quanto riguarda la ricerca di una controparte, la finalizzazione e la fissazione del tasso d’interesse.

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dApps

L’innovazione delle criptovalute ha aperto la strada allo sviluppo di nuove applicazioni scalabili e basate sulla decentralizzazione. La pòiù famosa è bitcoin. L’applicazione deve essere open-source, funzionare in modo autonomo e senza alcuna entità che la controlli, deve utilizzare un token crittografico, deve garantire che i nodi contribuiscano al funzionamento dell’applicazione (il mining nel caso del bitcoin), e i dati devono essere archiviati in maniera crittografica in una blockchain pubblica e decentralizzata. Il bitcoin è l’esempio più famoso. Ma ci sono anche protocolli e token con caratteristiche diverse.

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Smart contract

Si indica come “contratto intelligente”, si configura quindi come una conseguenza che si realizza al verificarsi di determinate condizioni. Nella realtà è un’applicazione archiviata sulla blockchain che viene eseguita in parallelo da un ampio gruppo di validatori. Ancora una volta la garanzia dell’ente certificatore è sostituita da protocolli verificabili e automatici. Seguendo la logica della decentralizzazione e della disintermediazione, il codice che ne regola il funzionamento é inarrestabile, senza la possibilità di modificarlo o di comportarsi in maniera diversa. I non fungible token (Nft) possono garantire all’emittente una percentuale anche nei passaggi di proprietà successivi, alla stregua di diritti perenni sulla propria opera.

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Token

Si tratta di rappresentazioni digitali di oggetti cui vengono assegnati diritti, qualità o funzioni particolari. Costituiscono di fatto il secondo livello dell’ecosistema delle criptoattività: le criptovalute hanno una blockchain propria, con regole e funzionalità specifiche, mentre i token utilizzano la blockchain di altre criptovalute per realizzare le proprie funzionalità. A seconda delle funzionalità si possono dividere in tre categorie: i payment token sono utilizzati per i pagamenti, come la stablecoin, che rappresentano una valuta tradizionale, un metallo prezioso o altri asset; i securities token rappresentano diritti di proprietà su altri oggetti, alla stregua di un’azione; gli utilities token danno diritto a utilizzare determinati servizi, come per esempio i fan token utilizzati oggi dalle squadre di calcio.

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Nft

Una categoria particolare di token è quella dei token non fungibili. Se i token sono rappresentazioni digitali di oggetti per loro natura intercambiabili (le monete sono gli esempi di oggetti fungibili), quelli non fungibili sono rappresentativi di beni distintivi che non possono essere sostituiti tra loro. Gli Nft si sono diffusi in primo luogo nel mercato dell’arte digitale, come sistema di certificazione dell’originale in un mondo digitale in cui i file possono essere riprodotti all’infinito. Ma anche come strumento per gli artisti di vendere le loro opere senza avere bisogno di intermediari per arrivare al pubblico. Ancora una volta la chiave è la disintermediazione. Oggi gli Nft vengono utilizzati sempre più anche in ambiti diversi dall’arte: dall’industria della moda all’automotive, la possibilità di garantire l’unicità di un oggetto sta sviluppando funzionalità innovative.

REGOLAMENTAZIONE

Dal punto di vista della fiscalità le criptovalute sono considerate valuta estera

Changpeng Zhao
Il primo criptomiliardario
È il miliardario numero uno del mondo cripto, il 19° nella classifica globale di Forbes, in cui peraltro ha in programma di investire. “CZ”, com’è noto per semplicità, è il fondatore e Ceo di Binance, il più grosso exchange globale per criptovalute (non al riparo dalle polemiche sulla scarsa trasparenza legata alla sede legale e alla proprietà, che nel 2021 ha coperto circa i due terzi delle transazioni mondiali di piattaforme centralizzate, con un fatturato intorno ai 16 miliardi di dollari.

Forbes ha stimato che possieda circa il 70% del capitale di Binance, valutandone il patrimonio in 65 miliardi di dollari. Per Bloomberg il suo patrimonio sarebbe superiore ai 100 miliardi e CZ potrebbe anche essere l’uomo più ricco del mondo. Il tutto senza contare il suo gruzzoletto di bitcoin e di Bnb, i token nativi di Binance, entrata ormai stabilmente tra le prime cinque valute per capitalizzazione.

Elon Musk
L’influencer spiazzante
L’imprenditore guascone diventato l’uomo più ricco del mondo con le sfide impossibili, da quella al mondo dell’auto allo spazio, ha trovato nel mondo delle criptovalute un universo che si coniuga perfettamente con la sua determinazione nel rompere paradigmi costituiti. Elon Musk si è trasformato così nell’influencer imprevedibile del bitcoin, e non solo.

È stata la scelta della sua Tesla di investire la sua liquidità in bitcoin e di accettarlo per l’acquisto delle sue iconiche auto elettriche a far volare le quotazioni al picco sopra quota 65mila dollari nell’agosto 2022. Ma è stato capace di far volare una criptovaluta sconosciuta, il Dogecoin, una parodia del cane di razza shina ibu che Musk ha detto di voler portare sulla Luna. Risultato: le quotazioni sono volate con percentuali di rialzo inimmaginabili.

Vitalik Buterin
Il fondatore di Ethereum
A 17 anni ha iniziato a occuparsi di bitcoin, poi due anni dopo ha creato, insieme ad altri quattro informatici, Ethereum, quella che era destinata a diventare la seconda criptovaluta per valore (che in realtà è ether). L’idea era nata dalle debolezze che lo stesso Vitalik Buterin, russo emigrato in Canda a sei anni, aveva individuato nel sistema di bitcoin: pur riconoscendo il valore del protocollo inventato da Satoshi, riteneva che non permettesse lo sviluppo di applicazioni sulla sua blockchain.

Così mise mano a una piattaforma definita come “una rete di mining decentralizzata e una piattaforma di sviluppo confluite insieme”. Di fatto Ethereum è una piattaforma software per lo sviluppo di applicazioni, in particolare di smart contract. Che ha avuto successo proprio per la possibilità di sviluppare applicazioni su blockchain.

Satoshi Nakamoto
L’inventore del bitcoin
Se fosse una persona sola figurerebbe senz’altro tra i miliardari a livello globale, in una posizione variante tra il 15° e il 30° posto, a seconda delle oscillazioni di bitcoin. Satoshi Nakamoto è infatti avvolto nel mistero, non si sa neppure se sia un individuo o un gruppo di persone. Dietro quello pseudonimo si nasconde l’inventore di bitcoin. È stato lui (o loro) a pubblicare nell’ottobre 2008 il white paper che dettava i principi alla base della rete peer-to-peer del bitcoin e nel gennaio successivo a rilasciare il “genesis block”, il primo blocco della blockchain della criptovalute.

Con il famoso titolo del Times legato al salvataggio delle banche, lanciando implicitamente la sfida al sistema finanziario globale traballante sotto i colpi della crisi. Si sa solo che si è tenuto un discreto gruzzolo di bitcoin, tra 750mila e 1,1 milioni di unità. Nel 2011 è sparito dicendo di essersi dedicato ad altri progetti.

Jack Dorsey
Il leader spirituale delle cripto
I percorsi del co-fondatore di Twitter si incrociano per molti versi con Elon Musk. Dal social network dei cinguettii se n’è andato sbattendo la porta a fine 2021, osteggiato dai fondi e dagli altri azionisti, per dedicarsi all’altra sua creatura: Square, la società nata dal cubo che diventava un lettore di carte di credito per smartphone, diventato poi uno degli attori del mondo dei pagamenti. Ma Dorsey sembra candidarsi a uno dei “leader spirituali” del mondo cripto.

Come Zuckerberg ha cambiato nome alla sua Facebook trasformandola in meta, così Dorsey ha ribattezzato Square come Block, facendola virare verso la blockchain e il criptomondo. E come Musk è diventato “technoking” di Tesla, così lui si è trasformato da Cedoi a “head” di Block, mantenendo peraltro invariato il ruolo. E infine, Musk si è comprato twitter.

Cameron e Tyler Winklevoss
Una storia che parte da Facebook
I gemelloni sono balzati agli onori delle cronache come gli antagonisti di Mark Zuckerberg, a cui hanno fatto causa per la paternità dell’idea alla base di Facebook, come raccontato nel film The Social Network. Loro ne sono usciti con 65 milioni di dollari, che sembravano noccioline, ma che sono stati capaci di trasformare in oro digitale, accumulando cryptoasset per quattro miliardi di dollari a testa.

Cameron e Tyler hanno scommesso sul bitcoin dal 2012 diversificando in seguito su altre criptovalute, sull’exchange Gemini e, più recentemente, anche su Nifty Gateway, piattaforma di arte digitale che ha ampiamente beneficiato della corsa degli Nft. Come se non bastasse, la loro Gemini ha raccolto a fine 2021 400 milioni di dollari da investire nel loro metaverso, tornando quindi in diretta concorrenza con Zuckerberg che dei nuovo mondi virtuali ha fatto la sua ragione di business.

Brian Armstrong
Il papà di Coinbase
Il Ceo e fondatore di Coinbase ha portato l’exchange in Borsa l’exchange Usa con un direct listing che ha portato la sua valutazione attorno ai 100 miliardi di dollari. Ma era il momento d’oro delle cripto, cui è seguito un ridimensionamento delle quotazioni e, di conseguenza, delle transazioni. Il valore di Coinbase si è più o meno dimezzato. Ma sufficiente a Brian Armstrong per posizionarsi al terzo gradino dei criptomiliardari, con un patrimonio superiore ai sei miliardi di dollari grazie al suo 19% nella piattaforma.

La quotazione di Coinbase è stata rilevante dal punto di vista dei mercati perché ha fornito uno strumento per investire in bitcoin senza entrare direttamente nella criptovaluta. A differenza di altri protagonisti della scena cripto è tutt’altro che discreto: ha attaccato il Parlamento europeo per la sua proposta di regolamentazione degli asset digitali. Ma soprattutto ha fatto parlare di se con l’acquisto di una villa da 133 milioni a Bel-Air.

Sam Bankman-Fried
Il fondatore dell’exchange FTX
A trent’anni è il secondo dei miliardari cripto nella classifica di Forbes. Si è spostato da Hong Kong al paradiso più amichevole per le criptovalute delle Bahamas per stabilirvi la sua creatura, l’exchange FTX, che a inizio 2022 ha raggiunto una valutazione da 32 miliardi di dollari. Le sole attività americane sono state valutate 8 miliardi. Bankman-Fried possiede circa la metà del capitale di FTX oltre a un pacchetto da 7 miliardi di dollari di FTT, i token nativi della sua piattaforma, il che porta il suo patrimonio attorno ai 24 miliardi.

Il ragazzo ha le idee chiare. Sta trattando una partnership con Goldman Sachs che è una delle banche pioniere tra le big di Wall Street nel mondo cripto. Ma ha già espresso la volontà di non tenere per sé i proventi della sua attività impegnandosi a distribuire la ricchezza che avrebbe accumulato nella sua vita.

Jack Dorsey
Il leader spirituale delle cripto
I percorsi del co-fondatore di Twitter si incrociano per molti versi con Elon Musk. Dal social network dei cinguettii se n’è andato sbattendo la porta a fine 2021, osteggiato dai fondi e dagli altri azionisti, per dedicarsi all’altra sua creatura: Square, la società nata dal cubo che diventava un lettore di carte di credito per smartphone, diventato poi uno degli attori del mondo dei pagamenti. Ma Dorsey sembra candidarsi a uno dei “leader spirituali” del mondo cripto. Come Zuckerberg ha cambiato nome alla sua Facebook trasformandola in meta, così Dorsey ha ribattezzato Square come Block, facendola virare verso la blockchain e il criptomondo. E come Musk è diventato “technoking” di Tesla, così lui si è trasformato da Cedoi a “head” di Block, mantenendo peraltro invariato il ruolo. E infine, Musk si è comprato twitter.
Cameron e Tyler Winklevoss
Una storia che parte da Facebook
I gemelloni sono balzati agli onori delle cronache come gli antagonisti di Mark Zuckerberg, a cui hanno fatto causa per la paternità dell’idea alla base di Facebook, come raccontato nel film The Social Network. Loro ne sono usciti con 65 milioni di dollari, che sembravano noccioline, ma che sono stati capaci di trasformare in oro digitale, accumulando cryptoasset per quattro miliardi di dollari a testa. Cameron e Tyler hanno scommesso sul bitcoin dal 2012 diversificando in seguito su altre criptovalute, sull’exchange Gemini e, più recentemente, anche su Nifty Gateway, piattaforma di arte digitale che ha ampiamente beneficiato della corsa degli Nft. Come se non bastasse, la loro Gemini ha raccolto a fine 2021 400 milioni di dollari da investire nel loro metaverso, tornando quindi in diretta concorrenza con Zuckerberg che dei nuovo mondi virtuali ha fatto la sua ragione di business.
Brian Armstrong
Il papà di Coinbase
Il Ceo e fondatore di Coinbase ha portato l’exchange in Borsa l’exchange Usa con un direct listing che ha portato la sua valutazione attorno ai 100 miliardi di dollari. Ma era il momento d’oro delle cripto, cui è seguito un ridimensionamento delle quotazioni e, di conseguenza, delle transazioni. Il valore di Coinbase si è più o meno dimezzato. Ma sufficiente a Brian Armstrong per posizionarsi al terzo gradino dei criptomiliardari, con un patrimonio superiore ai sei miliardi di dollari grazie al suo 19% nella piattaforma. La quotazione di Coinbase è stata rilevante dal punto di vista dei mercati perché ha fornito uno strumento per investire in bitcoin senza entrare direttamente nella criptovaluta. A differenza di altri protagonisti della scena cripto è tutt’altro che discreto: ha attaccato il Parlamento europeo per la sua proposta di regolamentazione degli asset digitali. Ma soprattutto ha fatto parlare di se con l’acquisto di una villa da 133 milioni a Bel-Air.
Sam Bankman-Fried
Il fondatore dell’exchange FTX
A trent’anni è il secondo dei miliardari cripto nella classifica di Forbes. Si è spostato da Hong Kong al paradiso più amichevole per le criptovalute delle Bahamas per stabilirvi la sua creatura, l’exchange FTX, che a inizio 2022 ha raggiunto una valutazione da 32 miliardi di dollari. Le sole attività americane sono state valutate 8 miliardi. Bankman-Fried possiede circa la metà del capitale di FTX oltre a un pacchetto da 7 miliardi di dollari di FTT, i token nativi della sua piattaforma, il che porta il suo patrimonio attorno ai 24 miliardi. Il ragazzo ha le idee chiare. Sta trattando una partnership con Goldman Sachs che è una delle banche pioniere tra le big di Wall Street nel mondo cripto. Ma ha già espresso la volontà di non tenere per sé i proventi della sua attività impegnandosi a distribuire la ricchezza che avrebbe accumulato nella sua vita.
Changpeng Zhao
Il primo criptomiliardario
È il miliardario numero uno del mondo cripto, il 19° nella classifica globale di Forbes, in cui peraltro ha in programma di investire. “CZ”, com’è noto per semplicità, è il fondatore e Ceo di Binance, il più grosso exchange globale per criptovalute (non al riparo dalle polemiche sulla scarsa trasparenza legata alla sede legale e alla proprietà, che nel 2021 ha coperto circa i due terzi delle transazioni mondiali di piattaforme centralizzate, con un fatturato intorno ai 16 miliardi di dollari. Forbes ha stimato che possieda circa il 70% del capitale di Binance, valutandone il patrimonio in 65 miliardi di dollari. Per Bloomberg il suo patrimonio sarebbe superiore ai 100 miliardi e CZ potrebbe anche essere l’uomo più ricco del mondo. Il tutto senza contare il suo gruzzoletto di bitcoin e di Bnb, i token nativi di Binance, entrata ormai stabilmente tra le prime cinque valute per capitalizzazione.
Elon Musk
L’influencer spiazzante
L’imprenditore guascone diventato l’uomo più ricco del mondo con le sfide impossibili, da quella al mondo dell’auto allo spazio, ha trovato nel mondo delle criptovalute un universo che si coniuga perfettamente con la sua determinazione nel rompere paradigmi costituiti. Elon Musk si è trasformato così nell’influencer imprevedibile del bitcoin, e non solo. È stata la scelta della sua Tesla di investire la sua liquidità in bitcoin e di accettarlo per l’acquisto delle sue iconiche auto elettriche a far volare le quotazioni al picco sopra quota 65mila dollari nell’agosto 2022. Ma è stato capace di far volare una criptovaluta sconosciuta, il Dogecoin, una parodia del cane di razza shina ibu che Musk ha detto di voler portare sulla Luna. Risultato: le quotazioni sono volate con percentuali di rialzo inimmaginabili.
Vitalik Buterin
Il fondatore di Ethereum
A 17 anni ha iniziato a occuparsi di bitcoin, poi due anni dopo ha creato, insieme ad altri quattro informatici, Ethereum, quella che era destinata a diventare la seconda criptovaluta per valore (che in realtà è ether). L’idea era nata dalle debolezze che lo stesso Vitalik Buterin, russo emigrato in Canda a sei anni, aveva individuato nel sistema di bitcoin: pur riconoscendo il valore del protocollo inventato da Satoshi, riteneva che non permettesse lo sviluppo di applicazioni sulla sua blockchain. Così mise mano a una piattaforma definita come “una rete di mining decentralizzata e una piattaforma di sviluppo confluite insieme”. Di fatto Ethereum è una piattaforma software per lo sviluppo di applicazioni, in particolare di smart contract. Che ha avuto successo proprio per la possibilità di sviluppare applicazioni su blockchain.
Satoshi Nakamoto
L’inventore del bitcoin
Se fosse una persona sola figurerebbe senz’altro tra i miliardari a livello globale, in una posizione variante tra il 15° e il 30° posto, a seconda delle oscillazioni di bitcoin. Satoshi Nakamoto è infatti avvolto nel mistero, non si sa neppure se sia un individuo o un gruppo di persone. Dietro quello pseudonimo si nasconde l’inventore di bitcoin. È stato lui (o loro) a pubblicare nell’ottobre 2008 il white paper che dettava i principi alla base della rete peer-to-peer del bitcoin e nel gennaio successivo a rilasciare il “genesis block”, il primo blocco della blockchain della criptovalute. Con il famoso titolo del Times legato al salvataggio delle banche, lanciando implicitamente la sfida al sistema finanziario globale traballante sotto i colpi della crisi. Si sa solo che si è tenuto un discreto gruzzolo di bitcoin, tra 750mila e 1,1 milioni di unità. Nel 2011 è sparito dicendo di essersi dedicato ad altri progetti.
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