Green generation

Investire green

Finanza sostenibile, la rivoluzione Esg sta cambiando i prodotti di investimento

Dalla tassonomia al regolamento sulla trasparenza: ecco tutti i cambiamenti e le strategie dei gestori. E alla fine si arriverà anche al bollino verde

di Vitaliano D'Angerio

Finanza sostenibile, la rivoluzione Esg sta cambiando i prodotti di investimento

Dalla tassonomia al regolamento sulla trasparenza: ecco tutti i cambiamenti e le strategie dei gestori. E alla fine si arriverà anche al bollino verde

Tassonomia, criteri Esg, investimenti socialmente responsabili (Sri). Gli ultimi cinque anni hanno segnato una vera e propria rivoluzione per il mondo della finanza. L’urgenza di contenere il cambiamento climatico ha obbligato gli Stati, e in particolare l’Unione europea, a spingere sull’acceleratore per coinvolgere i capitali privati nella lotta al riscaldamento del pianeta. A mettere fretta ai governanti sono state le giovani generazioni che hanno nella ragazza svedese, Greta Thunberg, il proprio punto di riferimento; e che attraverso le manifestazioni planetarie di Fridays for Future hanno spinto la politica a muoversi in modo celere sul versante delle riforme.

Che cos’è l’investimento sostenibile

Partiamo da una definizione per capire che cos’è un investimento socialmente responsabile (Sri): «L’investimento sostenibile e responsabile mira a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo». La definizione è stata elaborata nel 2013 dal gruppo di lavoro del Forum per la Finanza sostenibile, punto di riferimento per tutto il settore della sostenibilità in Italia.

Una sintesi efficace che consente di far emergere subito un elemento: oltre all’investitore e al socio azionista dell’azienda, esiste anche “la società nel suo complesso”. Definizione che si può declinare nei criteri Esg, l’ambiente (environment), il sociale e la governance ovvero le regole che governano l’impresa.

Quindi l’investitore sostenibile si occupa (e si preoccupa) di spostare i suoi flussi di denaro su aziende che non inquinano, che tagliano le emissioni di CO2 per limitare il riscaldamento climatico (Ambiente); e ancora: che trattano in modo dignitoso dipendenti e fornitori (Sociale); e che applicano regole di governo dell’azienda tali da rispettare la trasparenza, le quote rosa e agganciando i bonus dei manager a obiettivi di sostenibilità (Governance). L’elenco ovviamente non è esaustivo e non potrebbe esserlo: l’Europa ha scritto centinaia di pagine per stabilire quali attività sono green e quali non lo sono; ma del tema della tassonomia (classificazione) ce ne occuperemo più avanti.

Dal sito web di educazione finanziaria del Forum per la Finanza sostenibile

(investireresponsabilmente.it), prendiamo le indicazioni sulle strategie socialmente responsabili (Sri) che possono essere usate anche insieme.

1) Esclusioni: approccio che prevede l’esclusione esplicita di singoli emittenti o settori o Paesi dall’universo investibile, sulla base di determinati principi e valori. Tra i criteri più utilizzati: le armi, la pornografia, il tabacco, i test su animali.

2) Convenzioni internazionali: selezione degli investimenti basata sul rispetto di norme e standard internazionali. Gli standard più utilizzati sono quelli definiti in sede Ocse, Onu o dalle Agenzie Onu: ad esempio, il Global Compact, le Linee Guida dell’Ocse sulle multinazionali, le Convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo).

3) Best in class: approccio che seleziona o pesa gli emittenti in portafoglio secondo criteri ambientali, sociali e di governance, privilegiando gli emittenti migliori all’interno di un universo, una categoria o una classe di attivo.

4) Investimenti tematici: approccio che seleziona gli emittenti in portafoglio secondo criteri ambientali, sociali e di governance, focalizzandosi su uno o più temi. Alcuni esempi: i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, la salute.

5) Engagement: attività che si sostanzia nel dialogo con l’impresa su questioni di sostenibilità e nell’esercizio dei diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario. Si tratta di un processo di lungo periodo, finalizzato ad influenzare positivamente i comportamenti dell’impresa e ad aumentare il grado di trasparenza.

6) Impact investing: investimenti in imprese, organizzazioni e fondi realizzati con l’intenzione di generare un impatto socio-ambientale positivo e misurabile, assieme a un ritorno finanziario. Può essere realizzato sia in Paesi emergenti sia sviluppati. Alcuni esempi: investimenti in microfinanza, social housing

Tassonomia europea

Il Trattato di Parigi del 2015 è stato il vero snodo per tutte le attività di lotta al cambiamento climatico. Finalmente gli Stati hanno preso definitiva coscienza che il climate change un problema epocale da combattere in ogni modo. E anche i grandi della finanza hanno capito che era finito il tempo delle promesse: l’alta frequenza di eventi catastrofici ha diretto impatto sugli investimenti, e le prime a muoversi sono state le compagnie di assicurazioni.

L’Unione europea ha deciso che era arrivato il momento della svolta. Lo ha realizzato sul versante della classificazione delle attività economiche: questo significa tassonomia. Stabilire quali attività sono ambientalmente sostenibilil e quali no. La tassonomia è stata approvata il 18 giugno 2020 dal Parlamento europeo ma di operativo c’era ben poco.

Il cambio di passo è arrivato il 21 aprile scorso con l’emanazione, finalmente, degli atti delegati, una sorta di regolamento attuativo della legge europea. Al centro del dibattito l’inclusione o meno dell’energia dell’energia nucleare e del gas naturale nella tassonomia green: su questi temi ancora non si è giunti a una conclusione. Per l’energia nucleare l’impatto sulla sostenibilità è attualmente all’esame di due gruppi di esperti indipendenti; i comitati hanno tre mesi di tempo per emettere la loro valutazione. Sulla base delle loro conclusioni la Commissione Von der Leyen prenderà una decisione.

Quanto al gas naturale, entro fine anno la Commissione Ue pubblicherà l’atto delegato complementare che «coprirà il gas naturale e tecnologie affini come attività di transizione nella misura in cui rientrano nei limiti del regolamento sulla tassonomia».

Il regolamento Sfdr e il bollino verde

Il regolamento sulla trasparenza della finanza sostenibile (Sfdr) è entrato in vigore il 10 marzo scorso. In base a questo provvedimento, banche, assicurazioni, Sgr, consulenti, fondi pensione hanno inserito nei propri siti web e nell’informativa precontrattuale, come intendono integrare i rischi di sostenibilità nelle politiche di investimento.

Situazioni dunque che possono impattare sui rendimenti dei prodotti in gestione o offerti in consulenza. Questo il primo ineludibile passaggio di primavera. Inoltre le società di gestione hanno dovuto spiegare in quali categorie sono da inserire il loro singoli prodotti di investimento: se perseguono obiettivi di sostenibilità, avranno l’etichetta dell’articolo 9; saranno invece inseriti nella categoria prevista dall’articolo 8 del regolamento Sfdr se promuovono tra le altre caratteristiche, quella della sostenibilità.

Quando saranno chiariti, in maniera definitiva, gli ambiti di tassonomia e regolamento Sfdr, a quel punto la Commissione Ue potrebbe consentire l’applicazione di un bollino verde sui prodotti che rispettano soltanto i parametri di sostenibilità. È un progetto però che andrà in porto quando saranno chiuse in maniera definitiva le norme sulla classificazione delle attività economiche.