Green generation

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Chi è la green generation? Ecco gli indicatori a cui devono guardare

InfoData ha provato a mapparli

di Riccardo Saporiti

Chi è la green generation? Ecco gli indicatori a cui devono guardare
(Illustrazione di Laura Catteneo / Il Sole 24Ore)

InfoData ha provato a mapparli

In principio fu Greta Thunberg, assurta a simbolo di una generazione che, prima che il nuovo coronavirus lo impedisse, ha preso a scendere in piazza per il clima. Ma quali sono gli indicatori che la green generation deve tenere sotto controllo? InfoData ha provato a mapparli. Il primo è quello che riguarda le emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale.

La mappa mostra le emissioni pro capite registrate in Europa nel corso del 2018. I dati sono espressi in tonnellate di CO2 equivalente, un’unità di misura che consente di tener conto dell’impatto di diversi gas inquinanti, dalla più nota anidride carbonica fino agli ossidi di azoto.

Questo è insomma l’indicatore che misura l’entità del problema all’origine del riscaldamento globale. E se appunto l’obiettivo per cui la green generation scende in piazza è la riduzione delle emissioni, è possibile monitorare degli elementi che incidono sulla quantità di gas serra emessi in atmosfera. Il primo riguarda certamente la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Questa mappa mostra il rispetto degli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili fissato per il 2020 da parte dei paesi Europei. Quelli in grigio sono quelli che ancora nel 2019 non avevano raggiunto il proprio target, in verde quelli che ce l’hanno fatta già prima della pandemia.

Tra le peggiori ci sono Olanda e Francia, mentre Croazia, Svezia e Danimarca sono tra le migliori. Un club cui si iscrive anche l’Italia: l’obiettivo di produrre il 17% dell’energia da fonti rinnovabili era stato superato già nel 2019, quando la produzione italiana si attesto al 18,2% del totale.

Un modo efficace per ridurre le emissioni passa dalla scelta di riciclare i prodotti che non vengono più utilizzati. Detto altrimenti, di fare ricorso all’economia circolare. Questa mappa mostra la percentuale di rifiuti che vengono trasformati in materie prime secondarie.

La percentuale più alta la si raggiunge in Olanda, dove la quota di rifiuti che diventano materie prime secondarie arriva al 28,5%. Ma è importante anche il contributo italiano, visto che il nostro paese fa segnare un 19,3% di materiali che vengono reimmessi nell’economia.

Parlando poi di sostenibilità ambientale, un altro tema da tenere in considerazione è rappresentato dalla biodiversità. Un modo per misurarla può essere quello di prendere in considerazione la percentuale di territorio che rientra in aree protette.

Il record spetta alla Slovenia, paese in cui poco meno del 38% del territorio rientra in aree protette. Seguono la Croazia con il 36,7% e la Bulgaria con il 34,9%. In Italia la percentuale si ferma poco sopra i 19 punti. Un tema da porre alle istituzioni da parte dei giovani italiani che si battono per l’ambiente.