Green generation

CREATO PER ENI

In viaggio verso la decarbonizzazione. Le tecnologie per vincere la sfida del clima

Eni ha stilato una road map che punta a raggiungere la carbon neutrality al 2050 con progressivo sviluppo del business delle energie rinnovabili, la cui produzione passerà dai 4 Gigawatt del 2024 ai 60 Gigawatt del 2050

In viaggio verso la decarbonizzazione. Le tecnologie per vincere la sfida del clima

Eni ha stilato una road map che punta a raggiungere la carbon neutrality al 2050 con progressivo sviluppo del business delle energie rinnovabili, la cui produzione passerà dai 4 Gigawatt del 2024 ai 60 Gigawatt del 2050

Dopo il picco raggiunto nel 2019, le emissioni di CO2 sono diminuite l'anno passato di alcuni punti percentuali come diretta conseguenza della crisi pandemica e delle restrizioni ad essa associata e non in virtù di cambiamenti strutturali nel modo in cui produciamo e consumiamo energia. L'attesa ripresa economica post Covid sarà quindi un nuovo banco di prova per i progetti che dovranno accompagnare governi e individui in un percorso virtuoso di riduzione dei gas serra.

Supportare e velocizzare la transizione verso il traguardo delle zero emissioni richiede però ingenti investimenti e stando ai dati elaborati dall'Irena, l'Agenzia internazionale per le fonti rinnovabili, per la completa decarbonizzazione del settore energetico serviranno da oggi al 2050 fino a 130 trilioni di dollari.

Una cifra enorme, ma necessaria per garantire la penetrazione di soluzioni pulite in ogni settore (da quello della generazione termica ed elettrica al mondo dell'industria e dei trasporti), la massima efficienza delle reti di distribuzione, l'intensificazione dell'utilizzo di fonti rinnovabili (che dovrebbe quadruplicare entro il 2070) e l'adozione su larga scala di tecnologie ad elevato impatto sulle emissioni, oggi solo parzialmente mature e disponibili.

La mission di Eni, ispirata agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs), mostra il percorso che la società ha intrapreso per affrontare la sfida principale del settore energetico: garantire a tutti l'accesso ad un'energia efficiente e sostenibile, riducendo al tempo stesso le emissioni climalteranti, al fine di contrastare il cambiamento climatico in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi.

In armonia con l'Agenda 2030 dell'Onu e gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, Eni ha quindi stilato una road map che punta a raggiungere la carbon neutrality al 2050 con progressivo sviluppo del business delle energie rinnovabili, la cui produzione passerà dai 4 Gigawatt del 2024 ai 60 Gigawatt del 2050, Al contempo sempre più vettori energetici decarbonizzati come il biometano ed i biocarburanti verranno prodotti dalle sue bio raffinerie.

La tecnologia e la digitalizzazione hanno un ruolo centrale per accelerare la trasformazione di Eni. In particolare, nel campo della ricerca nelle energie rinnovabili Eni sta sviluppando tecnologie innovative che possono essere facilmente integrate nelle attività tradizionali; una delle più importanti è ISWEC, acronimo di Inertial Sea Wave Energy Converter.

Sviluppato insieme a uno spin-off del Politecnico di Torino, Wave for Energy, ISWEC è un sistema in grado di convertire l'energia delle onde del mare in energia elettrica, per renderla immediatamente disponibile per gli impianti off-shore (la prima installazione pilota è a Ravenna in prossimità della piattaforma PC80 di Eni ed è integrata con un impianto fotovoltaico) o per dare corrente alle comunità costiere o alle piccole isole non collegate alla rete elettrica nazionale.

Una soluzione innovativa a elevato contenuto tecnologico e dal semplice funzionamento pensata per sfruttare quella che viene considerata la più grande fonte di energia rinnovabile inutilizzata del nostro pianeta: il moto ondoso.

ISWEC è un esempio di eccellenza anche sotto l'aspetto dell'applicazione delle nuove tecnologie: per ottimizzare il funzionamento del suo sistema giroscopico rispetto alle condizioni del mare, infatti, è necessario analizzare grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse, da quelli meteo ai parametri di esercizio della macchina. Per rispondere a questa esigenza, Eni ha messo in campo i propri supercomputer HPC4 e HPC5 - High Performance Computing -, che insieme possono sviluppare una potenza di calcolo di picco di 70 Petaflop, vale a dire 70 milioni di miliardi di operazioni matematiche in un secondo.

Un tassello importante in questo processo di evoluzione sono i progetti di CCUS (Carbon, Capture, Utilization and Storage) grazie ai quali Eni potrà evitare l'emissione dai suoi impianti e da quelli delle industrie più energivore per un valore complessivo di 15 milioni di tonnellate di CO2 all'anno entro il 2030 e arrivare fino 50 milioni di tonnellate nel 2050. Alle tecnologie per la decarbonizzazione si aggiunge il ruolo importante della Forestry, con 20 milioni di tonnellate/anno di crediti di CO2 al 2030 che saliranno a 40 nel 2050, per compensare le emissioni residue, chiamate “hard to abate”.

Un ulteriore elemento della strategia di decarbonizzazione di Eni sono le tecnologie di Utilizzo della CO2, che permettono non solo di evitare le emissioni di gas serra ma anche di trasformarle in nuove risorse e prodotti.

È il caso della biofissazione con micro-alghe, che sfruttando il processo di fotosintesi clorofilliana, indotto artificialmente, permette di valorizzare l'anidride carbonica in prodotti di alto valore destinati al mercato della nutraceutica e della cosmesi.

Da circa 18 mesi è operativo presso il Centro di Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili, la Fusione Magnetica e le Scienze dei Materiali di Novara, il primo impianto pilota basato su una tecnologia innovativa completamente italiana. L'impianto che utilizza fonti energetiche rinnovabili ha raggiunto dati di produttività giornaliera di biomassa molto promettenti.

Riproduzione riservata ©