Medio Oriente

Iran, la guerra dell’energia

Mappe e grafici per capire la crisi nel Golfo
di Massimo De Laurentiis
20 marzo 2026

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran è anche una guerra dell’energia. Negli ultimi giorni bombardamenti aerei e attacchi con droni hanno preso di mira diverse infrastrutture energetiche nel Golfo.

Washington e Tel Aviv hanno colpito obiettivi strategici come l’isola di Kharg, da cui passa gran parte delle esportazioni di greggio iraniano, e asset collegati al giacimento di gas di South Pars. Teheran, da parte sua, ha minacciato e in alcuni casi colpito infrastrutture Oil & Gas nella regione.

Il traffico navale nello stretto di Hormuz è fortemente ridotto, con impatti sui prezzi di petrolio e gas. I Paesi del Golfo stanno cercando di dirottare parte dei flussi su infrastrutture alternative che aggirano lo stretto, come l’oleodotto Est-Ovest saudita e l’Habshan–Fujairah negli Emirati Arabi Uniti.

In risposta all’attacco di Israele e Stati Uniti, l’Iran ha allargato il conflitto coinvolgendo anche i Paesi del Golfo. L’aviazione americana e quella israeliana, dopo aver colpito siti nucleari e obiettivi militari, hanno preso di mira anche alcune importanti infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica.

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche

Isola di KhargIRAQOMANKUWAITQATARARABIA SAUDITAEMIRATIARABIUNITIRiyadAbu DhabiRasLaffanSouthParsRaffineriaSamrefGasdottoEst-OvestRuwaisAl-Ahmadi, Abdullah HabshanBabMarRosso GolfoPersicoGolfodi OmanATTACCHI ISRAELEATTACCHI IRANATTACCHI USAYanbuMuajjizRAFFINERIADI PETROLIOLAVORAZIONEGASRISERVA GASGIACIMENTIPETROLIO/GASGASDOTTIE OLEODOTTIPETROLIEREDANNEGGIATEIRANStrettodi Hormuz
Isola di KhargOMANKUWAITQATARARABIASAUDITAEGITTOARABIASAUDITAEAUAbu DhabiRasLaffanSouthParsRaffineriaSamrefRuwaisAl-Ahmadi, Abdullah HabshanBabMarRosso GolfoPersicoGolfodi OmanYanbuMuajjizIRANStrettodi HormuzATTACCHI ISRAELEATTACCHI IRANATTACCHI USARAFFINERIADI PETROLIOLAVORAZIONEGASRISERVA GASGIACIMENTIPETROLIO/GASGASDOTTIE OLEODOTTIPETROLIEREDANNEGGIATE

Sull’isola di Kharg, Washington ha danneggiato obiettivi militari a protezione di un hub petrolifero iraniano, mentre un’offensiva di Tel Aviv si è concentrata sul sito di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo, condiviso tra Iran e Qatar, che rappresenta il 40% della produzione di gas iraniana.

Gli obiettivi colpiti da Teheran sono distribuiti in diversi Paesi della regione alleati degli Stati Uniti. Uno degli attacchi più importanti è stato sferrato sull’impianto di gas naturale liquefatto (Gnl) di Ras Laffan, in Qatar, che ha riportato ingenti danni. Questo sito produce 80 milioni di tonnellate all’anno di Gnl, circa un quinto dell’offerta mondiale.

Anche l’Arabia Saudita è finita nel mirino dei droni iraniani, costringendo a uno stop nella produzione delle raffinerie Samref, sul Mar Rosso, e di Ras Tanura, che affaccia sul Golfo Persico. Lo stesso è accaduto a impianti petroliferi in Kuwait e negli Emirati Arabi.

Il gas naturale

In € per megawattora
Fonte: Ufficio Studi de Il Sole 24 Ore

Il petrolio (Brent)

In $ al barile
Fonte: Ufficio Studi de Il Sole 24 Ore

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche, la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz e la generale instabilità della regione hanno avuto un forte impatto sul prezzo di petrolio e gas. L’escalation militare ora minaccia anche la capacità di produzione, e non più solo di esportazione, di idrocarburi e prodotti chimici.

Sui mercati europei il gas è arrivato a guadagnare il 35%, toccando un massimo di 72 euro per Megawattora al Ttf: livelli che non si vedevano dal 2022 e più che doppi rispetto a prima della guerra in Medio Oriente. Anche il Brent ha registrato un’impennata, superando la soglia dei 100 dollari al barile.

I gasdotti verso cui devia il traffico

BagdadRiyadYanbuJuaymahRas TanuraMuajjizStrettodi HormuzCanaledi SuezIRAQOMANYEMENEGITTOISRAELEKWAITARABIA SAUDITAEAUIRANCondutturaHabshan-FujairahBypass StrettoHormuzGasdottoEst-OvestBypass StrettoHormuzMarRosso MarArabico17 marzoPetroliere in codaa Yanbu a causadella deviazionedelle esportazioni dall'Arabia Saudita verso il GolfoPersico
YanbuJuaymahRas TanuraMuajjizStrettodi HormuzCanaledi SuezIRAQEGITTOISRAELEIRANGasdottoEst-OvestBypass StrettoHormuzCondutturaHabshan-FujairahBypass StrettoHormuz17 marzoPetroliere in codaa Yanbu a causadella deviazionedelle esportazioni dall'Arabia Saudita verso il GolfoPersicoTERMINALI PETROLIFERI

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), la guerra in Medio Oriente sta creando la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale. Con Hormuz di fatto bloccato, gli esportatori del Golfo stanno spostando i flussi verso oleodotti che aggirano lo stretto.

La Iea ha già registrato un utilizzo di queste rotte alternative, che stanno costantemente aumentando. L’Arabia Saudita, ad esempio, sta spostando i flussi verso il suo oleodotto Est-Ovest in direzione del porto di Yanbu sul Mar Rosso. Questi flussi sono aumentati da una media di 1,7 milioni di barili al giorno (mb/g) nel 2025 a 5,9 mb/g il 9 marzo. L’oleodotto dovrebbe raggiungere la sua capacità massimo di 7 mb/g in poco tempo.

Gli Emirati Arabi Uniti stanno compiendo una mossa simile, aumentando le esportazioni attraverso l’oleodotto Habshan-Fujairah, che dirotta i flussi verso il porto di Fujairah, sul Golfo dell’Oman. Anche in questo caso si è registrato un aumento di circa 1 mb/g rispetto a prima della crisi, e tra l’1 e il 10 marzo è stata raggiunta una media di 1,8 mb/g, la capacità massima dell’oleodotto.

Il traffico

Petroliere che passano ogni giorno da Hormuz

Dallo stretto di Hormuz passa circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Dal momento dell’attacco israelo-americano all’Iran, le Guardie Rivoluzionarie di Teheran hanno avvertito che qualsiasi nave, anche commerciale, in transito nello stretto sarebbe stata presa di mira. Di conseguenza, il traffico navale si è quasi azzerato.

Il calo è evidente, drastico e immediato: dai giorni successivi al primo attacco è visibile un crollo quasi totale delle petroliere in navigazione nell’area di Hormuz.

Secondo l’Institute for the Study of War e l’AEI Critical Threats project, dall’inizio della campagna di Stati Uniti e Israele sono state attaccate almeno 22 navi civili tra petroliere, portacontainer e altre navi da carico.

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