L’impatto della guerra in Iran
L’operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, cominciata il 28 febbraio 2026, ha dato inizio a quella che secondo le dichiarazioni del Fondo monetario internazionale e dell’Agenzia internazionale dell’energia potrebbe diventare la peggiore crisi energetica della storia recente. Il blocco dello Stretto di Hormuz e i bombardamenti alle infrastrutture nel Golfo Persico minacciano la produzione e il traffico di gas naturale e petrolio.
Prima della guerra, circa il 20% del greggio mondiale passava da questo canale strategico. Oggi le navi cargo sono ferme, i premi assicurativi per il rischio guerra aumentano e gli effetti cominciano a farsi sentire anche molto lontano dai luoghi del conflitto. Le stime di crescita del Pil sono riviste al ribasso, mentre l’inflazione torna ad aumentare, alimentata dai rincari dell’energia che a cascata si riflettono sui consumi. Ma la nuova guerra del Golfo ha provocato una crisi anche nel mercato dei fertilizzanti e ora rischia di mettere in ginocchio gli aeroporti europei.
Qual è l’impatto di questo conflitto sulla nostra quotidianità? Abbiamo selezionato alcuni indicatori da diverse fonti che ci danno la dimensione del fenomeno e ci aiutano a capire cosa aspettarci dai prossimi mesi.
Energia
L’effetto più immediato dello scoppio della guerra è stato l’aumento dei prezzi di gas naturale e petrolio, conseguenza del blocco di Hormuz. Le quotazioni del gas europeo sono raddoppiate, arrivando a più di sessanta euro al megawattora, dai circa trenta di inizio anno.
Anche il Brent, il principale benchmark per il greggio europeo, ha superato la soglia critica dei cento dollari al barile. Anche se lo stretto riaprisse subito, gli effetti della mancata immissione nel mercato di centinaia di milioni di barili (circa venti milioni di barili attraversavano Hormuz ogni giorno) continuerebbero a farsi sentire.
Questa crisi della produzione e del commercio di materie prime energetiche ha spinto in alto anche il costo del carburante e delle bollette.
Quotazioni brent e gas in tempo reale
Prezzo elettricità in Italia
Prezzo gas in Italia
In Italia, alla pompa di benzina, fin da inizio marzo sono comparsi prezzi a cui non eravamo abituati da tempo. I rincari hano colpito sopratutto il gasolio, che si è assestato stabilmente sopra i due euro al litro, mentre la benzina ha toccato picchi non lontani da quelle cifre.
La decisione del governo di tagliare le accise sui carburanti, introdotta a marzo e prorogata fino al primo maggio, ha posto un freno alla corsa dei prezzi, ma la tendenza complessiva rimane in crescita.
Carburanti, lo storico dei prezzi giornalieri in Italia
Fertilizzanti
Ma la crisi energetica scatenata dalla guerra si riflette a cascata anche su altri settori. Uno dei problemi più gravi riguarda i fertilizzanti, in particolare i concimi azotati, come l’urea. Il gas naturale, infatti, rappresenta una delle variabili più rilevanti sui costi di produzione di questi elementi. Con le quotazioni dell’energia attuali, l’emergenza colpisce anche la lavorazione dei fertilizzanti.
A questo si sommano i problemi logistici. Dallo stretto di Hormuz transitava circa un terzo del commercio globale di fertilizzanti. Con il blocco di fatto dello stretto, i grandi poli produttivi del Medio Oriente sono quasi del tutto tagliati fuori dai mercati occidentali. Per di più, la crisi arriva in un momento cruciale, ovvero la stagione delle semine primaverili, uno dei momenti in cui l’agricoltura ha più bisogno di fertilizzanti.
Fertilizzanti
Grano
Urea
Urea, il ruolo del Medio Oriente
Hormuz: collo di bottiglia globale
Secondo l’ultimo rapporto sulla sicurezza alimentare della Banca Mondiale, i prezzi dell’urea sono aumentati di quasi il 46% su base mensile a causa del conflitto in Medio Oriente, aggiungendosi agli aumenti di lungo termine dovuti a mercati strutturalmente più rigidi e costi di produzione più elevati.
Una dinamica simile si era già vista nel 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ma oggi si inserisce in un contesto più fragile con crisi multiple in sequenza. Se i prezzi restano elevati, il rischio è che gli aumenti colpiscano anche i beni alimentari sul lungo termine.
Prezzi al consumo
Anche se il traffico nello stretto di Hormuz tornasse immediatamente ai livelli prebellici, gli effetti del conflitto si trascinerebbero per diversi mesi.
Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del Fondo monetario internazionale, ha spiegato che a causa della guerra le previsioni di crescita globale sono state riviste al ribasso, da +3,4% a +3,1%. Questo rallentamento dell’economia si accompagnerà a un generale aumento dell’inflazione, con effetti a cascata sul potere d’acquisto e sui consumi dei cittadini.
In Italia, i dati diffusi dall’Istat iniziano a mostrare alcuni segnali di questo fenomeno. A marzo 2026, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un +1,7% su base annua, spinto proprio dal rincaro degli energetici (passati da -6,6% a -2,1%) e dall’accelerazione degli alimentari non lavorati (+4,7%).
Prezzi al consumo
In generale, aumentano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,0% a +2,2%) e, in modo ancora più evidente, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,9% a +3,1%).
L’impatto di questi rincari non è uniforme. Sono soprattutto le famiglie con disponibilità economiche ridotte a subire il peso maggiore. In caso di un conflitto prolungato, le proiezioni indicano il rischio concreto di un rallentamento economico strutturale.
Trasporto aereo
jet fuel in Europa
all’anno precedente
Ma la guerra rischia di colpire anche il traffico aereo. Se da Hormuz passa circa il 20% del greggio mondiale, la quota arriva al 40% per le importazioni europee di carburante aereo. Già da diverse settimane nel vecchio continente c’è timore per la carenza di cherosene (Jet A-1) e i prezzi sono più che raddoppiati rispetto all’anno scorso.
La compagnia aerea Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20mila voli tra maggio e ottobre per risparmiare carburante. Questi tagli, che riguardano tratte a corto raggio come quella tra Monaco e Francoforte, permetteranno di risparmiare circa 40mila tonnellate di jet fuel nei prossimi mesi.
La disponibilità di jet fuel negli aeroporti italiani
In Italia ci sono già stati diversi casi di aeroporti che hanno imposto limitazioni temporanee ai rifornimenti di carburante. Tra marzo e aprile scali come Linate, Venezia e Bologna hanno contingentato le scorte dando priorità a voli di Stato ed emergenze.
Per il momento la situazione è sotto controllo anche grazie alle scorte di cherosene accumulate. Il problema principale, che ha già portato a diverse cancellazioni, è l’aumento dei prezzi del carburante, che incide fino al 40% sui costi operativi delle compagnie aeree.
Andamento prezzo carburanti per aerei
Secondo Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), l’Europa ha riserve per circa sei settimane, che dovrebbero coprire il fabbisogno fino alla fine di maggio.
Secondo la International Air Transport Association (IATA), una volta esaurite queste scorte potremmo cominciare a vedere cancellazioni dovute alla carenza di carburante.