Qualità della vita 2026

L’Italia si surriscalda: +1,8 gradi sul 2010. Picchi di caldo estremo

Dai trend 2010-2025 episodi climatici violenti in crescita. Nell’arco di 15 anni aumento di 2,3° C nelle città settentrionali. Nel 2025 registrate 17 ondate di calore, 14 picchi di caldo estremo e 80 notti tropicali. Piogge concentrate in pochi eventi intensi.

Gli episodi in aumento in città

Somma degli eventi climatici estremi (sei tipologie prese in esame) rilevati nelle città capoluogo dal 2008 al 2025

9 marzo 2026

Temperature fino a 20-21 gradi a inizio marzo, mentre l’Italia resta avvolta dall’anticiclone africano. Qualche precipitazione sparsa, mentre il meteo parla di un «anticipo della primavera» rispetto a temperature che, in questa fase dell’anno, dovrebbero attestarsi invece tra 12 e 14 gradi.

Il clima di oggi diventa ancor più anomalo se confrontato con la situazione - quasi opposta - di qualche settimana fa: da Capodanno a metà febbraio molte regioni sono state invece attraversate da piogge torrenziali. Tra le più intense, la tempesta Harry ha colpito duramente Sicilia, Calabria e Sardegna con accumuli estremi di pioggia (localmente anche oltre i 300 mm in quattro giorni), ma soprattutto forti mareggiate e raffiche di vento.

Il 2026 si apre così con un quadro meteorologico del tutto anomalo, ma in linea - in realtà - con i trend degli ultimi 15 anni. A certificare l’aumento delle temperature e degli eventi climatici estremi sono i dati 3bmeteo, elaborati dall’ufficio studi del Sole 24 Ore: dall’analisi delle rilevazioni climatiche in 112 città capoluogo emerge la media mobile degli indicatori meteorologici per macro-area e il suo trend dal 2010 al 2025. «Oggi si passa da un estremo all’altro molto rapidamente. Da uno dei periodi più piovosi mai registrati in Italia per la quantità di pioggia caduta su più giorni e per la forza dei venti, a un periodo di temperature sopra le medie che raccontano di un inverno che latita», afferma Alessandro Conigliaro, meteorologo di 3bmeteo.

Il trend degli eventi estremi, città per città

L’andamento dei fenomeni climatici presi in esame. Media mobile triennale dei valori rilevati città per città, dal 2010 al 2025

Il caldo anomalo

Dai dati del portale di previsioni del tempo emerge un trend ben definito: la temperatura media annua in Italia è aumentata di 1,8°C negli ultimi 15 anni. A riscaldarsi in modo più marcato è il Nord del Paese dove il termometro è salito in media di 2,3 gradi tra il 2010 e il 2025.

Lo stesso incremento nei capoluoghi del Centro Italia è stato di 1,9° C, in quelli del Mezzogiorno di 1,3° C. «La geografia dell’innalzamento delle temperature mostra come il cambiamento sia stato più marcato nelle città del Nord, a conferma di come le masse anticicloniche oggi raggiungano latitudini sempre più elevate anche nella stagione più fredda, oltre a durare più a lungo», spiega Conigliaro.

In alcuni capoluoghi del Nord (Varese, Monza, Lodi, Torino, Cuneo, La Spezia) la media mobile della temperatura è salita di oltre 3°C rispetto al 2010. Tra le grandi città, a Bologna il termometro ha registrato un aumento medio di 2,84°C nei 15 anni, a Roma di 2,81° C, a Milano di 2,66° C, a Firenze di 2,15°C. E ci sono territori, come Palermo, che sono arrivati a sfiorare i 20 gradi (19,6 per l’esattezza) di temperatura media giornaliera rilevata nel decennio 2015-2025.

L’innalzamento delle temperature si traduce in altre anomalie climatiche che minacciano il benessere e la salute delle persone: l’aumento delle ondate di calore (quando per almeno tre giorni di fila la temperatura supera i 30 gradi) e la maggiore frequenza dei picchi di caldo estremo (cioè degli sforamenti oltre i 35 gradi percepiti) e delle notti tropicali.

In media in Italia nel 2025 sono state rilevate 17 ondate di calore all’anno (+5,5 rispetto al 2010), 14 picchi di caldo estremo (che arrivano a 18 nelle città del Centro, quasi dieci eventi in più rispetto al 2010) e circa 80 notti tropicali (23 in più rispetto a quindici anni fa).

La geografia di questi fenomeni è molto articolata: nelle città del Sud il caldo è più accentuato, ma l’incremento dei fenomeni nell’arco temporale considerato ha colpito soprattutto il Nord.

La mappa del clima nel tempo

Numero di episodi rilevati anno per anno. Media mobile triennale dei valori rilevati città per città, dal 2010 al 2025

Le piogge estreme

L’impennata delle temperature porta con sé, inoltre, la crescita dei fenomeni climatici estremi di magnitudo sempre più elevata. Tra quelli più significativi del 2025 si ricorda l’esondazione del fiume Seveso il 22 settembre, quando nella zona nord di Milano in 24 ore sono caduti fino a 220 millimetri di pioggia con allagamenti diffusi.

Dall’analisi dei dati sulle precipitazioni estreme (con accumuli oltre i 40mm per fascia esaoraria) e sull’intensità pluviometrica (accumulo medio per giorno piovoso) non emerge, però, un trend netto: «A essere cambiata - spiega Conigliaro - è la distribuzione delle precipitazioni. Passiamo da fasi secche stabili e anticicloniche molto più lunghe, durante le quali il vapore acqueo si accumula nell’atmosfera, a fasi instabili più brevi e più forti. Le piogge estreme a cui assistiamo negli ultimi anni sono eventi molto locali e si concentrano in un lasso molto breve di tempo. Ma nell’analisi dei dati sul lungo periodo e per macro-area il trend si appiattisce».

In pratica in Italia piove meno, ma quando e dove accade piove più intensamente. Dai trend 2010-2025, infatti, emerge invece l’aumento dei periodi siccitosi: complessivamente si rilevano meno giorni piovosi e più giorni continuativi senza pioggia. Nel 2025 quelli “asciutti” consecutivi sono stati il 12% dei giorni non piovosi rilevati, in aumento dell’1,3% sul 2010 (e dell’1,7% al Sud). E i periodi siccitosi arrivano a essere il 19% circa a Trapani e Oristano.

Lo zero termico

L’altitudine alla quale la temperatura raggiunge 0° C: il trend della media mobile triennale per macro-area, con differenza 2025-2010 in metri

Le altre criticità

Si riducono anche i giorni freddi (con temperatura percepita sotto i 3 gradi): solo 2,7 in media nel 2025 a livello nazionale, 13 in meno rispetto a 15 anni fa. Anche in questo caso è al Nord che si concentra il cambiamento: nel 2025 i giorni freddi sono stati 3,8 contro i 27,8 del 2010 (24 giorni in meno).

In questo contesto non deve stupire, quindi, se per il terzo anno solare consecutivo non si è verificata alcuna nevicata di rilievo sui territori della pianura padana. Si tratta di un segnale che conferma la crescente difficoltà della neve a raggiungere le basse quote.

A certificarlo sono le rilevazioni di 3bmeteo che fotografano il progressivo innalzamento dello “zero termico” (dato meteorologico che indica l’altitudine nell’atmosfera libera alla quale la temperatura tocca gli zero gradi): dai 2.560 metri del 2010 ai 3.017 del 2025.

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