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naturale
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Materie prime:
chi controlla il futuro
Materie prime:
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il futuro
Sono classificate come strategiche le materie prime critiche che sono rilevanti per le tecnologie che supportano la duplice transizione verde e digitale e gli obiettivi della difesa e dell’aerospazio
Le materie prime rilevanti per l'economia italiana ma non presenti nella lista europea
Definite in base all’importanza economica di ciascun elemento ed al rischio di approvvigionamento secondo la lista europea
Rilevanza, rigenerazione, riciclo. Per l’Italia la sfida dei materiali critici si gioca soprattutto intorno a queste tre parole chiave, secondo il Criet, Centro di ricerca interuniversitario in economia del territorio, che fa capo all’Università di Milano-Bicocca, che approfondisce quali siano le reali necessità e priorità del nostro Paese nell’intento di orientare meglio le scelte politiche e industriali in quest’ambito, che diventa sempre più delicato e strategicoc, anche dal punto di vista geopolitico.
Sotto la guida del professor Angelo Di Gregorio, il Criet circa tre anni fa aveva già realizzato in collaborazione con l’Istat un primo studio preliminare su questo tema (si veda Il Sole 24 Ore del 14 gennaio 2022), arrivando alla conclusione che le materie prime davvero critiche per il nostro Paese non coincidono se non in minima parte con quelle incluse nella lista redatta dalla Commissione europea, che pure si è dilatata nel corso degli anni, passando da 14 voci nel 2011 a 34 voci nell’ultima edizione del 2023, di cui si attende un aggiornamento nei prossimi mesi.
L’Italia – anche a causa di un tessuto industriale poco orientato all’hi tech – molti materiali critici, come ad esempio le terre rare, non li compra affatto, se non in modo indiretto, all’interno di prodotti o semilavorati d’importazione. E quindi rischia di perdere di vista quali sono le reali priorità da perseguire e su cui eventualmente far sentire la propria voce nelle istituzioni comunitarie europee.
La lista europea e le esigenze italiane
Nel frattempo il Criet ha fatto un ulteriore passo avanti sul fronte della ricerca, con un secondo studio (di nuovo con Istat) di cui presenta oggi i risultati in un convegno a Milano dal titolo «R3 Materials, Next Materials», per richiamare l’attenzione e stimolare il dibattito proprio sulle 3 R: la rilevanza, la rigenerazione e il riciclo, cui si accennava sopra.
In parallelo si è aperta una collaborazione con Il Sole 24 Ore: il risultato è questa pagina di Lab24 per capire meglio che cosa siano, a cosa servano e come l’Unione europea si stia muovendo per rafforzare le catene di rifornimento.
L’Italia, come si diceva, ha esigenze solo in parte coincidenti con quelle della Ue nel suo insieme (cosa che probabilmente è vera anche per molti altri Paesi membri, se non per tutti).
In base ai dati più recenti (anno 2023), il Criet evidenzia che le materie prime critiche della lista ufficiale Ue rappresentano meno del 4% del valore – ossia circa 1,5 miliardi di euro – delle importazioni totali di quelle che il Criet identifica come materie prime importanti per la competitività del nostro Paese.
Si sale a 22 miliardi – ossia al 59% – considerando anche le materie prime classificate dalla Ue come “strategiche”. In questa categoria (in cui, grazie alla diversificazione dei produttori, l’offerta non è considerata esposta a gravi rischi) rientrano rame, alluminio, platinoidi e nickel, presenti nella Top 10 delle materie prime su cui il Criet raccomanda all’Italia di tenere la guardia alta. Nella nostra lista l’unico materiale ufficialmente critico anche per la Ue è il carbone da coke, impiegato in siderurgia.
Le materie prime critiche nell’Unione europea
Nel 1975 Altiero Spinelli, allora commissario all’Industria nella Commissione Europea, tiene un discorso in cui richiama l’attenzione sull’importanza delle materie prime. Di seguito un estratto del discorso.
«In quasi tutte le materie prime l’Europa dipende da fonti di approvvigionamento esterno, una condizione aggravata dalla loro inadeguata diversificazione, dalla posizione di potere di alcuni fornitori, dalla ritrosia europea ad investire in attività minerarie e di prospezione. (…) Il combinarsi di questi elementi minaccia l’Europa di una penuria di materie prime nel lungo periodo.»
Il documento del 2008 sulle “materie prime” identifica la crescente vulnerabilità dell’Unione Europea per l’accesso alle materie prime non energetiche e ne sottolinea l’importanza strategica. La Commissione Europea propone un’iniziativa integrata per affrontare il problema su tre fronti:
- Garantire l’accesso alle materie prime sui mercati internazionali a condizioni eque e non distorte.
- Determinare condizioni quadro favorevoli all’approvvigionamento sostenibile di materie prime da fonti europee.
- Ridurre la domanda primaria attraverso l’efficienza e il riciclo.
Il documento “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” inquadra l’uso di materie prime (minerali e metalli) all’interno della più ampia sfida dell’efficienza delle risorse e della transizione verso un’economia circolare.
Individua anche una serie di azioni, da attuare entro il 2020, per promuovere un consumo e produzioni sostenibili, trasformare i rifiuti in risorsa e sostenere la ricerca e l’innovazione. Lo stesso anno, la Commissione Europea pubblica una prima lista contenente 14 elementi definiti critical raw material.
All’interno del programma Horizon 2020 (2014/2020), compare l’intento di sfruttare appieno il potenziale delle materie prime e potenziare la capacità di innovazione del settore.
Il focus è principalmente sulle materie prime non energetiche e non agricole utilizzate nell’industria (minerali metallici, minerali industriali, materiali da costruzione, legno e gomma naturale). Sempre nel 2014 viene aggiornata la lista delle materie prime critiche, che arriva a contenere 20 elementi definiti critical raw material.
La Commissione Europea pubblica la terza lista contenente 27 elementi definiti critical raw material.
È la strategia di crescita lanciata dall’Unione Europea nel 2019 e prevede un pacchetto di iniziative strategiche per avviare la transizione verde, con l’obiettivo finale di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Le materie prime critiche sono considerate essenziali per la sua riuscita e, pertanto, è messa in atto una strategia specifica e avviata la definizione di un quadro legislativo (Critical Raw Materials Act) per affrontare attivamente le sfide legate all’approvvigionamento.
Viene varato il Piano d’Azione sulle materie prime critiche, con l’obiettivo di sviluppare catene del valore resilienti, ridurre la dipendenza attraverso l’uso circolare delle risorse, rafforzare l’approvvigionamento interno di materie prime nell’Unione Europea e diversificare l’approvvigionamento.
Nell’ambito del piano d’azione viene annunciata anche la European Raw Materials Alliance (ERMA), per garantire un accesso affidabile, sicuro e sostenibile alle materie prime.
Lo stesso anno viene pubblicata una quarta lista contenente 30 elementi definiti critical raw material.
La Commissione Europea pubblica la quinta lista contenente 34 elementi definiti critical raw material, fra cui 17 materie prime definite strategiche.
È il Regolamento UE 2024/1252 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024 che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche.
Approfondimenti
Materia prima critica e strategica per la Commissione Europea, il litio è fondamentale per l’elettrificazione dei trasporti e lo sviluppo di sistemi di stoccaggio dell’energia.
In Italia, però, non risulta al momento un suo impiego significativo nel settore delle batterie, in assoluto quello più importante e promettente a livello mondiale >27%
Il principale utilizzo nel nostro Paese riguarda le industrie del vetro, delle ceramiche e vetroceramiche, nonché la produzione di smalti e vernici ~55%
IMPORTAZIONI
Con poco più di 31 milioni euro, le importazioni di litio per il 2023 si posizionano al dodicesimo posto tra le materie prime strategiche, pari allo 0,16% del valore totale delle importazioni di critical raw material in Italia.
RICICLO
Per via dell’elevata reattività e per la complessità e variabilità costruttiva, il riciclo delle batterie risulta molto complesso ed energivoro.
PRINCIPALI PRODUTTORI
Australia
Cile
Cina
Argentina
Le terre rare (REE – Rare Earth Elements) sono un gruppo di 17 elementi. Sono alla base dello sviluppo di un’ampia gamma di tecnologie innovative e sono, quindi, ampiamente diffuse nel settore automobilistico, aerospaziale, dell’elettronica di consumo e dell’ingegneria elettrica.
Nell’industria italiana l’utilizzo delle terre rare è molto ridotto, mancando i settori strategici in cui vengono impiegate. Si segnala l’utilizzo in pochi ambiti tecnologici avanzati (elettronica, apparecchiature mediche e medicina), nel settore chimico, per leghe metalliche speciali, nella levigatura di lenti, vetri e gioielli, e per la produzione di additivi per gasolio.
IMPORTAZIONI
Nel 2023 le importazioni di terre rare risultano di 8,76 milioni di euro. Si collocano al quattordicesimo posto tra le materie prime strategiche, con lo 0,04% del valore complessivo delle importazioni di critical raw material in Italia.
RICICLO
Il recupero delle REE è oggi generalmente complesso e costoso in termini energetici per diversi motivi. In primis la reattività delle REE, le molteplici applicazioni industriali e la necessità di complicate operazioni di separazione-rimozione.
PRINCIPALI PRODUTTORI
Cina
Stati Uniti
Australia
Burma
India
Russia
Critici e strategici per la Commissione Europea, i platinoidi, noti anche come PGM (platinum group metals), sono un gruppo di metalli preziosi rari e vengono utilizzati in una vasta gamma di applicazioni industriali e nella gioielleria.
Rivestono una notevole importanza per l’industria italiana, specialmente nel settore della gioielleria di alta gamma >80%
Si segnalano utilizzi minori nella catalisi industriale e petrolchimica, nonché in quello delle leghe metalliche speciali (ad esempio per odontoiatria). Importanti anche gli usi in medicina oncologica (chemioterapia a base di composti di platino).
IMPORTAZIONI
Le importazioni di platinoidi per il 2023 ammontano a più di 2,6 miliardi di euro. Occupano la terza posizione su 17 materie prime strategiche analizzate, costituendo il 12,73% del totale delle importazioni di critical raw material in Italia.
RICICLO
La durevolezza dei PGM in uso, unita ai loro recenti prezzi elevati, aumenta l’interesse per un uso efficiente e per il riciclo. Inoltre, la produzione di PGM da fonti secondarie, come rottami e prodotti a fine vita, riduce la necessità di estrarre minerali primari, contribuendo a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento.
PRINCIPALI PRODUTTORI
Sudafrica
Russia
Zimbabwe
Canada
L’oro non figura nella lista delle materie prime critiche e strategiche dell’Unione Europea, ma è al primo posto nell’elenco delle materie prime rilevanti per l’Italia in termini di valore delle importazioni.
Riveste una notevole importanza nell’industria italiana specialmente nel settore della produzione di gioielli e leghe metalliche preziose >80%
Viene impiegato anche nel settore elettrico/elettronico (conduttori) e come investimento.
IMPORTAZIONI
Con oltre 6,3 miliardi di euro, l’oro si colloca al terzo posto assoluto nella classifica delle importazioni di critical raw material in Italia.
RICICLO
Le possibilità di riciclo dipendono dall’applicazione, e in genere l’oro è riutilizzabile al 100%, specialmente quando viene impiegato in gioielli, protesi dentarie, sfridi di lavorazione e polveri. Ci sono quantità sostanziali di oro nei rifiuti elettrici ed elettronici.
PRINCIPALI PRODUTTORI
Cina
Australia
Russia
Stati Uniti
Sudafrica
Canada
Perù
Ghana
Messico
Uzbekistan