La celiachia è una malattia autoimmune: in chi ne è affetto, l'ingestione di glutine innesca una risposta immunitaria che danneggia la mucosa dell'intestino tenue, compromettendo l'assorbimento dei nutrienti. Sebbene il suo impatto primario si registri a livello dell'intestino tenue, è noto che possa estendersi e coinvolgere anche altre organi e sistemi dell'organismo.
Quello che cambia da persona a persona è il quadro clinico — chi ha sintomi evidenti, chi nessuno — e il livello di danno intestinale al momento della diagnosi, classificato secondo la scala di Marsh. Ma si tratta di stadi del danno, non di versioni più o meno gravi della malattia. Anche chi è asintomatico, se ingerisce glutine, subisce un danno.
Non esiste una cura farmacologica. L'unica terapia è una dieta rigorosamente priva di glutine, da seguire per tutta la vita.
In Italia i celiaci sembrano aumentare ogni anno. Non perché la celiachia si stia diffondendo rapidamente, ma perché oggi viene individuata più facilmente. I medici dispongono di test più sensibili, la conoscenza della malattia è aumentata e sono più frequenti gli screening, soprattutto in età pediatrica.
I dati ufficiali parlano chiaro: nel giro di meno di un decennio si è passati da meno di 200 mila persone diagnosticate a oltre 279mila, con una media di circa 10.700 nuovi casi identificati ogni anno.
Con la legge n. 130 del 15 settembre 2023, il Parlamento italiano ha approvato un programma di screening diagnostico rivolto alla popolazione pediatrica — dai 6 mesi ai 17 anni — per l'individuazione precoce di celiachia e diabete di tipo 1. Un provvedimento che rende l'Italia il primo Paese al mondo ad aver approvato uno screening sistematico per queste due patologie, disponibile per tutti i bambini sull'intero territorio nazionale.
L'iter è ancora in corso. L'attivazione progressiva a livello nazionale si profila a partire dal 2026, con la supervisione di un Osservatorio nazionale appena istituito.
In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa ai pazienti celiaci l'acquisto di prodotti senza glutine specificamente formulati. Il contributo mensile che lo Stato riconosce ai celiaci non è uguale per tutti. I tetti di spesa, fissati con decreto ministeriale nel 2018 sulla base dei fabbisogni nutrizionali calcolati dai LARN, variano per fascia di età e, nelle fasce più alte, anche per sesso.
La logica è nutrizionale: i tetti riflettono i diversi fabbisogni calorici medi secondo l'età e il sesso, ma restano invariati dal 2018.
Ogni nuovo celiaco diagnosticato è anche un nuovo avente diritto. Più diagnosi, più aventi diritto. Lo Stato spende di più, ma la spesa media pro capite annua, che nel 2019 era di circa 982 euro, è rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi ai 975 euro nel 2024. In termini reali, tenendo conto dell'inflazione degli ultimi anni, il contributo per singolo celiaco è addirittura diminuito.
FONTE : Assoutenti
La celiachia è una malattia autoimmune, e come molte patologie di questa famiglia mostra una marcata prevalenza nel sesso femminile. I dati del 2024 confermano una proporzione consolidata nel tempo: circa il 70% dei celiaci diagnosticati in Italia è donna, il 30% è uomo. Tra i 279.512 pazienti in registro, 197.864 sono donne e 81.648 sono uomini.
Questa disparità non è un caso. Le malattie autoimmuni tendono a colpire le donne più degli uomini, probabilmente per ragioni legate all'assetto ormonale e immunologico. Nel caso della celiachia, c'è anche un elemento diagnostico: le donne accedono mediamente con più frequenza ai controlli medici e risultano quindi più intercettate dagli screening.
Un altro stereotipo da sfatare riguarda l'età. La celiachia non è una malattia infantile. I dati per fasce di età mostrano che la grande maggioranza dei celiaci diagnosticati appartiene alla fascia adulta, tra i 18 e i 59 anni, con una quota significativa anche tra gli over 60. La presenza pediatrica esiste — e sarà destinata a crescere con lo screening — ma rimane minoritaria rispetto al totale.
Questo significa che molti pazienti hanno convissuto per anni, talvolta decenni, con una malattia non riconosciuta. E che i danni da diagnosi tardiva — dall'osteoporosi alle complicanze intestinali — sono un problema sanitario concreto, non solo una statistica.
I dati utilizzati in questo articolo provengono da fonti ufficiali ed elaborazioni proprie:
L'estrazione e l'elaborazione dei dati sono state realizzate con il supporto di Claude (Anthropic). Le proiezioni sono basate su modelli CAGR e regressione lineare.
Scritto con il supporto di Claude (Anthropic). Editing e revisione finale a cura di Mauro Carlieri
Mauro Carlieri