Qualità della vita:
bambini, giovani e anziani

Tre nuovi indici del Sole 24 Ore premiano le province con il miglior contesto di vita per fasce di età
28 giugno 2021

di Michela Finizio
Cagliari si distingue per essere una provincia a misura di bambino. Ravenna un luogo attraente per i giovani. Trento svetta per il benessere degli anziani. Tre province molto diverse “vincono” la sfida della Qualità della vita declinata per i tre target generazionali, in base agli indicatori statistici selezionati dal Sole 24 Ore.

Il benessere in base all'età

Se per parlare di benessere in generale bisognerà aspettare la tradizionale classifica di fine anno, nel frattempo le tre nuove classifiche “generazionali” (ciascuna composta da 12 parametri) misurano con i numeri la vivibilità dei territorio per bambini, giovani e anziani. Gli indicatori sono stati selezionati per evidenziare particolari aspetti che influenzano la qualità della loro vita. Ad ogni parametro è stato poi assegnato un punteggio per ciascuna provincia da 0-1000. E la classifica finale è il risultato della media dei punteggi conseguiti.

I tre nuovi indici documentano così la capacità delle istituzioni di mettere in campo servizi efficienti, le relative condizioni di vita, le lacune nei confronti dei più fragili e le aspettative dei più giovani. Ne emerge un racconto che mette in luce come, da nord a sud, i divari territoriali sono purtroppo anche generazionali.

I tre indici generazionali

In base al punteggio medio conseguito nei 12 indicatori selezionati per i bambini, i giovani e gli anziani
BAMBINI
0-10 anni
GIOVANI
18-35 anni
ANZIANI
Over 65

Le tre province capofila

Mentre si conferma il ritardo generale del Mezzogiorno che nelle tre graduatorie popola quasi sempre il fondo delle graduatorie (solo le province sarde sembrano smarcarsi per i bambini), è confrontando i singoli primati  che si scoprono le curiosità più interessanti.

Basta fare alcuni esempi sulle tre province capofila. Cagliari, ad esempio, primeggia per numero di pediatri attivi  e offre uno dei rapporti migliori tra retta dell’asilo nido e reddito medio dichiarato, offrendo il posto al 27% dei bambini da 0 a 3 anni. Ma scende al 71° posto (sul totale delle 107 province) per qualità della vita dei giovani e al 25° per gli anziani. Nella provincia però (come si vede a pagina 5) i residenti sotto i 10 anni sono diminuiti del 14% negli ultimi cinque anni, mentre è cresciuta (+11%) la popolazione anziana.

Ravenna e Trento, invece, sembrano unire diverse generazioni: entrambe, oltre ad essere le più attrattive per i giovani e per gli anziani, si piazzano nelle top ten anche delle altre due categorie. E negli ultimi cinque anni, in queste due province, la popolazione giovane, tra i 18 e i 35 anni, risulta in crescita, seppur lieve. 

Male le aree metropolitane

Nelle tre top ten, inoltre, pesa la quasi totale assenza delle grandi aree metropolitane, ad eccezione di Bologna (già premiata lo per la Qualità della vita 2020) che guadagna l’ottavo posto per benessere dei giovani e il quinto per gli anziani. Milano e Roma appaiono solo nella top ten dedicata agli over 65, trainate dagli importi medi delle pensioni. Per i bambini, invece, si piazzano rispettivamente 42a e 18a, penalizzate dal ridotto spazio abitativo (a Milano 50 mq in media per famiglia) e sprofondano al 76° e 106° posto per i giovani, anche a causa delle difficoltà di accesso alla casa ben rappresentate dagli affitti troppo elevati (la cui incidenza a Roma supera il 60% sul reddito medio dichiarato). Male per i giovani anche Napoli (103a), dove si aggiungono le performance negative nel tasso di disoccupazione giovanile e nella minore incidenza di laureati.

La pandemia ha poi fatto esplodere le disuguaglianze, a volte anche i conflitti generazionali, così come le lacune di alcuni territori. Colpisce il numero medio di studenti per classe, che varia dai 14 di Trieste ai 25 di Parma. A conferma della scarsa propensione dei giovani a mettere su famiglia, inoltre, il  quoziente di nunzialità (più elevato a Bolzano, 3,2 ogni mille residenti) nel 2020 è crollato a causa delle restrizioni imposte per contenere i contagi. L’età media della madre al parto del primo figlio, infine, è risultata ovunque superiore ai 30 anni (più bassa a Siracusa, 30,7 anni).

Dietro questa selezione di indicatori c’è una mappa demografica, quella dell’Italia suddivisa per fasce di età, che mostra squilibri sempre più evidenti. L’attrattività dei territori, infatti, è legata al fabbisogno della popolazione presente territorio e, in ottica di investimento, è spesso determinante per conquistare nuovi target generazionali e frenare il declino demografico in corso.

Le mappe demografiche

Incidenza di bambini, giovani e anziani sulla popolazione residente (totale residenti=100) e variazione negli ultimi cinque anni
BAMBINI (0-10 ANNI)
GIOVANI (18-35 ANNI)
ANZIANI (OVER 65)
Made with Flourish

E' nel rapporto tra di loro che le generazioni mostrano sul territorio i principali squilibri. Basta fare un paio di esempi. Ci sono province come Napoli dove il rapporto bisnonni (over 80) e pronipoti (under 10) è a favore dei secondi, che sono oltre il doppio dei primi. E poi ci sono province come Savona dove i bisnonni sono il 32% in più. In questo caso la media nazionale registra un rapporto di 1 a 1.

I giovani (18-35 anni), invece, sono ovunque meno dei residenti con più di 65 anni, con picchi a Biella, Ferrara e Savona dove all’anagrafe se ne contano il 40% in meno rispetto agli anziani. Nella provincia di Caserta, invece, i residenti giovani (tra i 18 e i 35 anni) superano del 21% i residenti anziani (con 65 anni e oltre).

C'è poi un rapporto che va osservato con attenzione, a cui è correlata anche la sostenibilità del sistema pensionistico: i residenti in età lavorativa (15-65 anni) sono ovunque di più dei pensionati (over 65), ma a Genova e Savona sono solamente poco più del doppio; a Bolzano invece i residenti in età lavorativa sono il 223% in più degli anziani in età da pensione.

Il rapporto tra generazioni

Le differenze (in %) tra alcune fasce generazionali per provincia

I numeri, ovviamente, riescono a raccontare solo in parte i differenti livelli di qualità della vita di anziani, giovani e bambini. La scarsa disponibilità di statistiche capaci di indagare questi aspetti non aiuta. I tre indici, però, mentre il futuro dell’Italia si gioca tra inclusione e coesione sociale grazie ai fondi del Pnrr che vanno in questa direzione, vogliono proporre un primo tentativo di analisi delle disuguaglianze generazionali, a cui sempre più spesso i decisori dovranno guardare per attuare le politiche di investimento.

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