La mappa globale
del rischio recessione

Dati aggiornati al 08 dicembre 2022

Sarà recessione economica nel 2023? E in quali paesi? In questa dashboard interattiva abbiamo raccolto una serie di grafici, che terremo aggiornati, per monitorare come evolverà questo scenario di incertezza.

Iniziamo con alcuni numeri diffusi negli ultimi giorni, che abbiamo scelto come significativi dello stato dell’economia globale.

Pil Italia 2023
+0,4%
Stima Istat
inflazione italia
+11,8%
Dato di novembre. Variazione annuale
inflazione eurozona
+10%
Dato di novembre. Variazione annuale
Export Cina
-8,7%
Dato di novembre. Variazione annuale

Dopo un 2021 con un deciso rimbalzo del PIL, post lockdown, e il ritorno alla normalità economica, le stime restano di crescita per il 2022, ma le tre locomotive globali, Stati Uniti, Unione europea e Cina, si sono ingolfate e lo spettro della recessione per il 2023 aleggia su gran parte del mondo.

Indicatori macroeconomici

Selezione per scegliere il paese e il dato. Gli anni con asterisco sono stime
Fonte: Factset - Note: (*) stime

Nel grafico sopra presentato prevalgono ancora le barre verdi e non solo nei tassi di inflazione ai livelli record. La crescita e la produzione industriale sono previste in incremento nei prossimi anni in gran parte del mondo, salvo qualche ormai nota eccezione: ovviamente la Russia, ma anche Germania e Stati Uniti. Il cui mercato del lavoro registra però un tasso di disoccupazione ai minimi.

I dati di FactSet, che raccoglie le stime di diversi broker, sul 2023 si aggiornano al ribasso. Per l’Italia è prevista crescita zero. L’Fmi vede invece un 2023 di recessione per Italia e Germania, con una contrazione, rispettivamente, dello 0,2 e dello 0,3%. Crescita frenata per l’Eurozona, ma anche per Stati Uniti e Cina.

La Commissione europea stima pil +0,3% per l’Italia nel 2023, esattamente come il governo italiano nella Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef). L'Istat, nell'ultima previsione, vede per il 2023 +0,4%.

Indice Pmi europeo

L'indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers Index) misura il livello di attività dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero e nei servizi
Fonte: Refinitiv Datastream

Partiamo dall’Eurozona e dal suo Purchasing Managers Index che cattura l’opinione dei responsabili degli acquisti riguardo l’andamento del settore manifatturiero e dei servizi. Un punteggio superiore a 50 indica una percezione di crescita e viceversa. Da luglio i valori sono scesi sotto tale soglia come non si vedeva da inizio 2021, in piena terza ondata di Coronavirus.

Prezzo del gas

Si possono selezionare i volumi o i valori di chiusura
Fonte: Refinitiv

Non sorprende. Molte industrie europee hanno dovuto razionare la propria produzione di fronte a prezzi del gas che ad agosto hanno toccato sul mercato di riferimento di Amsterdam i 340 euro per megawattora (14 volte la media dei prezzi nel primo semestre del 2021). Nonostante la discesa dei prezzi in corso, siamo ancora lontani dai livelli di 20-30 €/MWh che si registravano prima dell’inizio di questa crisi energetica. Monitorare il suo andamento risulta quindi importante per capire la salute dell’economia europea.

Il restringimento della politica monetaria nel mondo

Tassi di interesse chiave a fine 2021 e ad oggi nei Paesi del G7
Fonte: Refinitiv Datastream

I prezzi del gas hanno spinto verso l’alto l’inflazione costringendo le principali banche centrali del mondo a rialzi record dei tassi di interesse. La Banca Centrale Europea ha deciso un rialzo da 75 punti base per la prima volta nella sua storia. Sull’altra sponda dell’Atlantico, nel giro di un anno la Federal Reserve ha portato i tassi dallo 0 a al 4%. Incrementi che si traducono in un maggior costo del denaro per prestiti e mutui scoraggiando così acquisti e investimenti.

Guardiamo quindi agli Stati Uniti, dove gli aumenti dei tassi a breve termine da parte della FED hanno portato a una inversione della curva dei rendimenti. In genere, più la scadenza del titolo di Stato è a lungo termine, più alto è il suo rendimento.

Titoli di stato Usa e recessione

Spread tra i rendimenti dei bond USA a 10 anni e quelli dei bond a 3 mesi a partire dagli anni 60 a oggi. Nel grafico sono indicati i periodi di recessione
Fonte: Refinitiv

Di conseguenza, la curva che misura la differenza tra i rendimenti dei bond a 10 anni con quelli a 3 mesi ha generalmente valori positivi. Vediamo però che da fine ottobre la curva è scesa nel quadrante negativo (ovvero, gli investitori sono più pessimisti circa le prospettive a lungo termine). In passato a periodi con valori negativi è quasi sempre seguita una recessione.

Severità della politica "0 Covid" in Cina

Valori da 0 a 100 (=massima severità) a seconda delle misure restrittive anti-Covid in vigore
Fonte: Oxford COVID-19 Government Response Tracker, Blavatnik School of Government, University of Oxford

A incidere sull’economia globale lo stato di salute della Cina alle prese con molteplici problemi: dalla crisi del settore immobiliare ai continui lockdown, frutto della rigidità della strategia cinese contro il Coronavirus (rappresentata nel grafico). A valori dello Stringency Index prossimi a 100 corrispondono più restrizioni ai movimenti personali e chiusure forzate. Al momento Pechino è decisamente più vicina a tale soglia massima rispetto a Usa e Europa (l’Italia ad esempio è stabilmente intorno a un valore di 20). L’andamento di questa variabile è quindi un indizio sulla futura crescita cinese e mondiale.

Livello di pressione sulla supply chain

Nel grafico il Global supply chain pressure index
Fonte: Factset

Le conseguenze della politica zero Covid vanno ben oltre i confini cinesi. Lo si è visto chiaramente lo scorso aprile. La mancanza di personale nel porto di Shangai (il più grande terminal marittimo del mondo), causata dai ripetuti lockdown nella città, creò un ingorgo di quasi 500 navi container (5% della flotta mondiale) in attesa di entrare nel porto. In quell’occasione, il Global Supply Chain Pressure Index, una misura del livello di pressione sulle catene del valore globale, toccò il valore di 3,4: il secondo massimo di sempre.

Prezzi dei container

Sono selezionabili i due indici
Fonte: Refinitiv Datastream

Ora i valori sono in discesa, così come i prezzi dei container, ma non si può certo dire che il commercio globale sia tornato alla normalità pre-pandemia, risultando così un ulteriore ostacolo alla crescita globale da monitorare.

Complici queste difficoltà nelle catene di approvvigionamento globali, i prezzi delle principali materie prime rimangono elevati rispetto allo scorso anno (con l’eccezione del carbone) andando soprattutto a pesare sui bilanci dei Paesi a basso reddito. Ad oggi, il 55% di queste economie sono ad alto rischio di default sul proprio debito.

Prezzi delle materie prime

Sono indicati i valori e due variazioni: da inizio anno e dallo stesso periodo dell’anno scorso
Fonte: Refinitiv Datastream

Anche il rame si mantiene su prezzi elevati, anche se in calo rispetto ai picchi della prima metà del 2022. Nonostante questo calo, le esportazioni cilene mensili di rame sono scese sotto ai 3,5 miliardi di dollari. Dalle auto ai cavi high-tech, il rame è elemento chiave di molti prodotti e la nazione andina è il maggior produttore mondiale. Se la domanda per il rame cileno è debole, è probabile che lo sia anche la crescita dell’economia mondiale.

Esportazioni di rame dal Cile

Valore mensile in milioni di dollari
Fonte: Refinitiv Datastream

Tutti questi indicatori evidenziano come per l’economia mondiale il peggio deve ancora venire, come evidenziato anche dal Fondo Monetario Internazionale che ha titolato esattamente così il suo ultimo Outlook economico.

In conclusione guardiamo all’Italia, dove gli ultimi dati sul mondo del lavoro sono incoraggianti: il tasso di occupazione è al 60,5%, valore record dal 1977, anno di inizio delle serie storiche.

La cassa integrazione è in calo da mesi, una lieve risalita recente. Le ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate ad ottobre sono state circa 44 milioni, il 23,7% in più rispetto al settembre (35,6 milioni) e il 55,7% in meno rispetto a ottobre 2021. Il trend rispetto all’anno scorso resta favorevole: nei primi 10 mesi dell'anno sono state autorizzate quasi 387 milioni di ore di cassa integrazione (-76,43% sullo stesso periodo del 2021) e oltre 120 milioni di ore dai fondi di solidarietà con un calo dell'87,57%. 

Cassa integrazione, ore autorizzate

Il totale delle ore autorizzate. Dati da inizio 2021 (aggiornamento mensile)
Fonte: Inps
Torna all'indice