SANREMO, 70 ANNI DI MUSICA E HIT
Tutte le canzoni che hanno vinto e il loro risultato nelle classifiche delle vendite. Scegli se procedere con o senza musica.

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SANREMO,
70 ANNI DI VINCITORI
E HIT PARADE
Primo a Sanremo, ultimo in classifica vendite. Quante volte lo avremo sentito dire dal 1951 a oggi? In occasione della 70esima edizione del Festival della canzone italiana, abbiamo incrociato il podio della kermesse nazional-popolare per eccellenza con la hit parade annuale di singoli e album più venduti. Non mancano le sorprese.

Successi e flop
Il podio di tutte le edizioni di Sanremo e la posizione raggiunta nelle vendite lo stesso anno. Tra singoli o album, viene privilegiata la classifica in cui l’artista è andato meglio
Singoli
Album
Le posizioni oltre la 100 nelle vendite sono Nc = Non Classificato.
1951
Grazie dei fiori
Nilla Pizzi
1951
Grazie dei fiori
Nilla Pizzi
VOLUME
di Francesco Prisco
Si dice primi a Sanremo, ultimi in classifica. E viceversa, nel senso che un modesto piazzamento al Festival della canzone italiana può tradursi in exploit delle vendite discografiche. Lo si dice da 70 anni, quante sono le edizioni della kermesse canora che, da martedì 4 a sabato 8 febbraio, torna in diretta su Rai 1, stavolta sotto la direzione artistica di Amadeus. Lo si è sempre detto, ma sarà vero? Qualcuno si è mai preso la briga di dimostrare il teorema? Qualcuno ha mai pesato l’impatto discografico del podio sanremese?
Ci abbiamo provato noi, numeri alla mano. E, in perfetta coerenza con il senso del festival che è insieme tradizione e rottura, il risultato della nostra ricerca conferma il principio generale, ma al tempo stesso riesce a sorprendere. Nelle 69 precedenti edizioni un solo uomo è riuscito ad arrivare primo a Sanremo e primo a fine anno in classifica singoli: il suo nome è Domenico Modugno, l’anno il 1958, il brano Nel blu dipinto di blu (Volare). Esattamente la canzone che ha creato la leggenda del Festival, spaccandone a metà la storia. Guardando agli album, invece, non è mai accaduto che un vincitore chiudesse l’anno in cima alla classifica consuntiva, ma è successo ai Modà, terzi all’Ariston nel 2013 con Se si potesse non morire (l’album era Gioia) e a Ultimo, secondo l’anno scorso con I tuoi particolari (l’album era Colpa delle favole).
Sanremo come settore industriale
È un giochino divertente che richiede un po’ di tempo, l’albo d’oro della kermesse e tanti dati a disposizione. Per seguire quello che in gara è stato il destino di vincitori e vinti ci siamo affidati al libro Il Festival di Sanremo di Eddy Anselmi (De Agostini, pp. 706, euro 19,90). Per comprendere come brani e artisti si sono comportati a livello di vendite, abbiamo incrociato ai primi tre piazzamenti sanremesi le posizioni in classifica Top of The Music Gfk e, laddove queste non disponibili, le classifiche sui cento dischi più venduti raccolte nell’ambito del progetto Hit Parade Italia. Con tutti i distinguo del caso: la rilevazione dei dati di vendita degli album, per esempio, parte nel 1965, 14 anni dopo la nascita di Sanremo.
Negli anni Novanta, quando il microsolco viene accantonato a vantaggio del cd, scompare il formato singolo mentre nell’epoca del downloading e poi dello streaming alla pubblicazione del singolo in occasione del festival non necessariamente corrisponde l’uscita di un album. Ed ecco che la storia di Sanremo si confonde con quella del mercato discografico, ecco che agli anni del boom delle vendite dei dischi si alternano quelli di crisi, che tutto il discorso intorno ai 70 anni del festival diventa ancora più interessante. Perché diventa un po’ la storia di un settore industriale.
«Mr. Volare» e il caso Bobby Solo
Partiamo dai primi pionieristici festival, quando il mercato discografico italiano coincide col mercato dei singoli e, in quanto a dimensioni, è ancora una nicchia. Nilla Pizzi è quarta in classifica annuale con Grazie dei fiori, brano vincitore dell’edizione 1951 del Festival e terza nel 1952, quando vince con Vola Colomba.
Dal 1953 parte la formula della doppia interpretazione per ogni brano in concorso, con due cantanti, soprattutto due orchestre (in principio furono quelle dirette da Cinico Angelini e Armando Trovajoli) in gara e quindi due dischi pubblicati. E se si guarda alla storica edizione del 1958, al granitico primo posto di «Mr. Volare» si contrappone il 26esimo di Johnny Dorelli a lui abbinato sempre con Nel blu dipinto di blu.
Verranno gli anni del rock n’ roll e di Adriano Celentano secondo in classifica del Festival con 24mila baci, brano che a fine 1961 si piazza al 17esimo posto delle charts di vendita. Una curiosità: quello stesso anno il singolo più venduto in Italia è Nata per me, ancora del Molleggiato nazionale. A lungo si è favoleggiato sull’edizione del 1964, su Bobby Solo che, colto da malore in finale, esegue in playback Una lacrima sul viso.
Viene squalificato ma il singolo vende un milione di copie e, a fine anno, chiude secondo in classifica vendite. Anche Il secondo album di Bobby Solo va molto bene e si piazza 13esimo. Il Festival lo vince Gigliola Cinquetti con Non ho l’età che comunque non sfigurerà nei negozi di dischi (decima a fine anno tra i singoli). Il secondo posto, negli anni del beat, porta fortuna a Caterina Caselli che grazie a Nessuno mi può giudicare chiude il 1966 sesta per il singolo e 22esima per l’album Casco d’oro.
L’incrocio tra performance all’Ariston e vendite
Il grafico mostra, per ogni anno, come si sono posizionati nella classifica i singoli degli artisti premiati sul podio e arrivati entro la centesima posizione nella hit. Più lunga è la cannetta, più ampia è stata la discrepanza tra Sanremo e vendite
Gli anni Settanta di Dalla, gli Ottanta dei Ricchi e Poveri
Periodo controverso gli anni Settanta, con la kermesse che entra addirittura in crisi. Ma prima che ciò accada Nicola Di Bari, secondo nel 1970 con La prima cosa bella, fa in tempo a piazzarsi quarto in classifica singoli e Lucio Dalla, terzo nel 1971, nono con la leggendaria 4/3/1943. Spicca il terzo posto di Rino Gaetano con Gianna nel 1978 che si tradurrà in un 13esimo piazzamento tra i singoli e in un 61esimo piazzamento per l’album Nuntereggae più. Ed eccoci agli anni Ottanta con il festival che assume finalmente la propria dimensione televisiva e nazional-popolare. Il 1981 porta il segno di Franco Battiato: esce La voce del padrone che, un anno più tardi, sarà l’album più venduto in assoluto. A Sanremo vince Alice con Per Elisa, una produzione di Battiato che vale il 22esimo posto tra i singoli.
Seconda Loretta Goggi con Maledetta Primavera che sarà l’ottavo singolo più venduto dell’anno. Ma occhio al quinto posto dei Ricchi e Poveri con Sarà perché ti amo, brano che, con la sesta piazza in classifica vendite, è l’uscita sanremese che fa meglio a livello commerciale. Il secondo posto di Al Bano e Romina Power del 1982 con Felicità vale il 12esimo posto tra i singoli. Nel 1983 i Matia Bazar di Vacanze Romane sono quarti a Sanremo e quarti in classifica singoli, il Toto Cutugno dell’iconica L’italiano arriva quinto in gara e 12esimo in classifica singoli. Ma anche arrivare lontano dal podio può portare molto bene. Il 25esimo posto di Vasco Rossi con Vita spericolata vale infatti il quinto posto in classifica annuale del suo album Bollicine.
Da Masini allo streaming
Le grandi vendite discografiche degli anni Novanta premiano chi fa bene all’Ariston: il terzo posto di Amedeo Minghi e Mietta nel 1990 con il tormentone Vattene amore vale un secondo posto tra i singoli, stessa sorte commerciale che un anno più tardi tocca a Riccardo Cocciante con Se stiamo insieme che farà molto bene anche con l’album Cocciante (11esimo).
Il terzo posto di Marco Masini a Sanremo 1991 con Perché lo fai corrisponderà a un quinto posto tra i singoli e un secondo posto per l’album Malinconoia. Per ritrovare un riavvicinamento tra la classifica di Sanremo e quella delle vendite tocca tornare ad anni più vicini a noi e alle performance di Modà e Ultimo. Per quanto le vendite di dischi fisici, in termini di valore economico, non possano essere equiparate a quelle della musica liquida.
Il peso sul mercato? Appena l’1,5%
Ma quanto pesa Sanremo per le case discografiche? «Il Festival, laddove usato strategicamente dalle case discografiche, è sicuramente importante come vetrina», risponde Enzo Mazza, presidente di Fimi. «Per una settimana l’attenzione del Paese, della stampa e del settore si concentra sull’evento e per un artista questo può cambiare una carriera, vedi i recenti casi di Ultimo e Mahmood».
Dal punto di vista dell’influenza sul mercato è invece limitato, e più o meno rappresenta tra l’1 e l’1,5% del consumo di musica nell’anno. Pensiamo al confronto con l’album di Billie Eilish When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, uscito ormai quasi un anno fa. Dopo la serata del Grammy ha visto le vendite crescere in un giorno del 105 per cento.
«Il problema più evidente del Festival – conclude Mazza - rimane in questo contesto un’età media molto alta del pubblico televisivo, contro un’età media sempre più in discesa per i consumatori di musica. Nell’era di Tik Tok effettivamente sembrano due mondi separati». Eppure il mondo del festival, 70 anni dopo, sembra essersi riavvicinato al mondo del mercato.
Coordinamento: Luca Salvioli
Digital director: Laura Cattaneo
Ricerca storica e articolo: Francesco Prisco
Design: Federico Barbara, Alice Calvi, Luca Galimberti
Sviluppo: Renato Zitti Pozzi, Marina Caporlingua
Foto e brani: Area di preparazione online - Il Sole 24 Ore