La neve fonde
in anticipo

Dopo il recupero di febbraio, ora la fase di “fusione”
è partita con un mese di anticipo
21 marzo 2026

Dopo un inizio molto difficile, un recupero tardivo che ha portato un innevamento sulle Alpi in linea e persino oltre la media storica nei giorni delle Olimpiadi, gli ultimi giorni di febbraio hanno visto un drastico calo.

Su scala nazionale l’aggiornamento del 21 marzo registra un deficit di neve del -27,2% rispetto alla media 2011/25, e in calo rispetto a febbraio (quando era -12,5%).

I dati sono della Fondazione CIMA e sono consultabili nell’Osservatorio Neve e siccità di Lab24 sviluppato in collaborazione con l’ente di ricerca. In questa pagina trovate dati e mappe con i dettagli di ogni provincia italiana.

21 marzo 2026
Italia
Anomalia percentuale
Rispetto alla media storica
-27,2%
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Neve nelle regioni italiane, serie storiche

L’accumulo nevoso nella stagione corrente e in quella precedente a confronto con la media storica a partire dal 2011. Dati in miliardi di metri cubi (10^9 m³)
Italia
Alpi
Appennini
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale

La stagione è entrata nella fase in cui la neve smette di accumularsi e comincia lentamente a fondersi. Il momento di massimo accumulo è stato raggiunto verso la fine di febbraio e da allora la quantità di neve è in diminuzione.

Quest’anno però il calo sembra arrivato prima del solito: secondo CIMA la fase di scioglimento è partita con circa un mese di anticipo rispetto a quello che si osservava in passato (vedi il commento sotto).

Negli Appennini il fenomeno è ancora più evidente. Qui il massimo stagionale è stato raggiunto già all’inizio di febbraio e da settimane la neve è in forte diminuzione. Dopo un inverno rimasto a lungo dentro valori normali, ora il deficit è molto marcato: circa –73%.

A pesare sono soprattutto le temperature elevate di febbraio, che è stato molto più caldo della media in tutta Italia.

Anche se l’inverno nel complesso non è stato particolarmente caldo in montagna, basta un mese con temperature alte per accelerare lo scioglimento della neve.

In alcune zone alpine, inoltre, ha piovuto e nevicato poco: nel Triveneto il deficit di precipitazioni nel trimestre invernale arriva fino al –60%.

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Anomalia
Accumulo

Anomalia rispetto alla media 2011/25

Anomalia percentuale al 21 marzo 2026. Se è negativa vuol dire che c'è al momento meno neve rispetto agli ultimi anni
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale
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Tra i bacini più osservati c’è quello dell’Adige, che resta sotto la media con un deficit di circa –26%. Anche qui il massimo stagionale è stato raggiunto e lo scioglimento è iniziato, con una situazione simile a quella dello scorso anno.

Nel bacino del Tevere la discesa è partita già all’inizio di febbraio: il ritmo è simile agli anni passati, ma si partiva da molta meno neve.

Il quadro più vicino alla norma resta invece quello del bacino del Po, dove la stagione è quasi in linea con la media (–2%) e il Nord-Ovest ha avuto un inverno più simile a quelli di una volta, almeno alle quote più alte.

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Accumulo nivale per provincia, la serie storica

Picco stagionale dal 2011 all’attuale stagione 2025/26. Dati in millimetri di accumulo al 21 marzo 2026
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale
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IL COMMENTO

di Francesco Avanzi, Fondazione CIMA

marzo 2026

La stagione nivale sembra aver ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del solito, come già capitato spesso negli ultimi anni. Per alcune aree montane del nostro Paese, si tratta di un anticipo di un mese rispetto agli ultimi 15 anni.

I mesi primaverili costituiscono sempre una fase delicata per la risorsa nivale. La neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ovviamente, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi.

La domanda ora quindi non è più tanto quanta neve cadrà ancora, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva.

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