La neve è tornata sulle Alpi

Dati in media con la serie storica. Soffre l’Appennino
1 marzo 2026

Le Olimpiadi invernali hanno portato fortuna alla neve sulle nostre Alpi. Le precipitazioni sono arrivate in extremis, specie a Nord Est, dando finalmente un paesaggio invernale. L’inverno 2025-26, tuttavia, conferma una serie di tendenze in linea con gli ultimi anni.

La curva che confronta l’accumulo di neve in Italia questa stagione, a confronto con la media 2011-25 e con quella dell’anno scorso, mostra infatti una risalita a partire da metà dicembre, ancora più netta a gennaio. Su scala nazionale l’aggiornamento del 1 marzo registra un deficit di neve del -9,9% rispetto alla media 2011/25, e in crescita rispetto a febbraio (quando era -23,5%).

I dati sono della Fondazione CIMA e sono consultabili nell’Osservatorio Neve e siccità di Lab24 sviluppato in collaborazione con l’ente di ricerca. In questa pagina trovate dati e mappe con i dettagli di ogni provincia italiana.

1 marzo 2026
Italia
Anomalia percentuale
Rispetto alla media storica
-9,9%
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Neve nelle regioni italiane, serie storiche

L’accumulo nevoso nella stagione corrente e in quella precedente a confronto con la media storica a partire dal 2011. Dati in miliardi di metri cubi (10^9 m³)
Italia
Alpi
Appennini
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale

Se guardiamo i grafici di dettaglio, che mostrano la situazione e il trend nelle Alpi, negli Appennini e nelle singole regioni abbiamo un quadro della situazione nei diversi territori del Paese. Sulle Alpi l’accumulo di neve (il dato raccolto da CIMA è l’equivalente nidrico nivale, ndr) è tornato in linea con la media del periodo, grazie a una risalita costante nel corso di gennaio.

Nel corso del mese le temperature sono risultate sotto la media su tutto l’arco alpino, mentre le precipitazioni sono state superiori alla norma su gran parte del Nord, con alcune eccezioni lungo i rilievi di confine. Si è quindi realizzata la combinazione più favorevole alla crescita del manto nevoso: freddo e nuove nevicate.

Diversa la situazione al Centro-Sud. Anche qui gennaio ha portato precipitazioni, ma in un contesto di temperature superiori alla media. Sugli Appennini, il deficit si attesta intorno al -38%, e la risalita dell’accumulo è stata meno rapida rispetto alle Alpi, proprio per le alte temperature.

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Anomalia
Accumulo

Anomalia rispetto alla media 2011/25

Anomalia percentuale al 1 marzo 2026. Se è negativa vuol dire che c'è al momento meno neve rispetto agli ultimi anni
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale
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La differenza non è solo quantitativa, ma anche stagionale: a queste latitudini siamo ormai prossimi al momento in cui l’accumulo raggiunge il suo picco e la neve inizia a trasformarsi stabilmente in deflusso. Il tempo disponibile per colmare il divario sta finendo.

L’effetto di gennaio è particolarmente evidente nel bacino del Po, dove l’accumulo beneficia in modo pieno delle nevicate, soprattutto in Piemonte. In alcune aree delle province di Torino e Cuneo si registrano surplus che raggiungono il +150%, mentre il dato complessivo del bacino si attesta a -11%, valore ampiamente compreso nella normale variabilità stagionale.

Nel bacino dell’Adige, invece, il quadro resta più critico. Il deficit è pari a -29%, e l’andamento stagionale ricalca in modo molto simile quello della scorsa stagione a questo punto dell’anno. Il bacino si colloca ancora al di sotto della variabilità “normale”, configurando una situazione comunque di siccità da neve.

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Accumulo nivale per provincia, la serie storica

Picco stagionale dal 2011 all’attuale stagione 2025/26. Dati in millimetri di accumulo al 1 marzo 2026
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale

Anche la distribuzione altimetrica evidenzia differenze marcate. Nel bacino del Po, dagli 800 metri in su le condizioni risultano in media, con addirittura un surplus tra gli 800 e i 1500 metri, proprio nelle aree pedemontane che negli ultimi anni avevano mostrato maggiore vulnerabilità.

Sull’Adige, al contrario, le condizioni restano sotto media lungo tutto il profilo, in particolare alle quote medio-basse, mentre solo le quote molto elevate mostrano una tenuta relativa.

Il bacino del Tevere riflette la dinamica appenninica, con un deficit pari a -41%. In questo caso, tuttavia, il valore rientra nella normale variabilità stagionale.

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IL COMMENTO

di Francesco Avanzi, Fondazione CIMA

febbraio 2026

Sugli Appennini l’accumulo nivale è molto più variabile da un anno all’altro rispetto alle Alpi. Anche le quote sono più basse, e la neve risente molto dei venti umidi proveniente sia dal Tirreno che dall’Adriatico. Si dice che è una neve “marittima”. Sulle Alpi, invece, l’accumulo è mediamente più stabile tra un anno e l’altro, sono condizioni più "Alpine". Quindi, basta anche una deviazione più contenuta rispetto alla media (in questo caso del –29%) per causare una siccità di neve.

Complessivamente, stiamo assistendo a una stagione un po' in chiaroscuro. Per alcune Regioni Italiane questa è una delle migliori stagioni dal 2010 (per esempio, il Piemonte o la Liguria). Per altre, invece, siamo ancora ben sotto la media. Nel Nord-Est, per esempio, dicembre e la prima parte di gennaio sono stati ancora molto avari di nevicate. E' solo grazie alle ultime settimane che la situazione è migliorata. Al Sud ci sono ampie aree del territorio — specialmente a sud del Tevere — che sono ancora in sofferenza.

Si tratta di un quadro tipico del cambiamento climatico: eventi più intensi, più estemporanei e più improvvisi, oppure alte temperature che impediscono la formazione di una coltre nivale consistente. In queste settimane le ingenti nevicate al Nord sono arrivate grazie al fatto che la porta atlantica è rimasta a lungo aperta, e le previsioni stagionali dell’Agenzia ItaliaMeteo confermano un febbraio ancora molto umido su tutta l’Italia, con una possibile prosecuzione di condizioni umide al Nord-Ovest anche a marzo. Al Sud, invece, marzo potrebbe risultare più secco. Sul fronte termico, febbraio e marzo dovrebbero vedere un progressivo ristabilirsi di anomalie positive di temperatura su gran parte del Paese, un elemento che potrebbe favorire un’accelerazione della fusione, incidendo sull’evoluzione finale dell’accumulo.

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