La neve fonde
in anticipo
è partita con un mese di anticipo
Dopo un inizio molto difficile, un recupero tardivo che ha portato un innevamento sulle Alpi in linea e persino oltre la media storica nei giorni delle Olimpiadi, gli ultimi giorni di febbraio hanno visto un drastico calo.
Su scala nazionale l’aggiornamento del 21 marzo registra un deficit di neve del -27,2% rispetto alla media 2011/25, e in calo rispetto a febbraio (quando era -12,5%).
I dati sono della Fondazione CIMA e sono consultabili nell’Osservatorio Neve e siccità di Lab24 sviluppato in collaborazione con l’ente di ricerca. In questa pagina trovate dati e mappe con i dettagli di ogni provincia italiana.
Neve nelle regioni italiane, serie storiche
La stagione è entrata nella fase in cui la neve smette di accumularsi e comincia lentamente a fondersi. Il momento di massimo accumulo è stato raggiunto verso la fine di febbraio e da allora la quantità di neve è in diminuzione.
Quest’anno però il calo sembra arrivato prima del solito: secondo CIMA la fase di scioglimento è partita con circa un mese di anticipo rispetto a quello che si osservava in passato (vedi il commento sotto).
Negli Appennini il fenomeno è ancora più evidente. Qui il massimo stagionale è stato raggiunto già all’inizio di febbraio e da settimane la neve è in forte diminuzione. Dopo un inverno rimasto a lungo dentro valori normali, ora il deficit è molto marcato: circa –73%.
A pesare sono soprattutto le temperature elevate di febbraio, che è stato molto più caldo della media in tutta Italia.
Anche se l’inverno nel complesso non è stato particolarmente caldo in montagna, basta un mese con temperature alte per accelerare lo scioglimento della neve.
In alcune zone alpine, inoltre, ha piovuto e nevicato poco: nel Triveneto il deficit di precipitazioni nel trimestre invernale arriva fino al –60%.
Anomalia rispetto alla media 2011/25
Tra i bacini più osservati c’è quello dell’Adige, che resta sotto la media con un deficit di circa –26%. Anche qui il massimo stagionale è stato raggiunto e lo scioglimento è iniziato, con una situazione simile a quella dello scorso anno.
Nel bacino del Tevere la discesa è partita già all’inizio di febbraio: il ritmo è simile agli anni passati, ma si partiva da molta meno neve.
Il quadro più vicino alla norma resta invece quello del bacino del Po, dove la stagione è quasi in linea con la media (–2%) e il Nord-Ovest ha avuto un inverno più simile a quelli di una volta, almeno alle quote più alte.
di Francesco Avanzi, Fondazione CIMA
marzo 2026
La stagione nivale sembra aver ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del solito, come già capitato spesso negli ultimi anni. Per alcune aree montane del nostro Paese, si tratta di un anticipo di un mese rispetto agli ultimi 15 anni.
I mesi primaverili costituiscono sempre una fase delicata per la risorsa nivale. La neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ovviamente, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi.
La domanda ora quindi non è più tanto quanta neve cadrà ancora, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva.