Dalla neve ai fiumi,
verso l’estate

Perché il deficit del 48% pesa sui prossimi mesi
20 maggio 2026

La stagione della neve non finisce in una data precisa: con la primavera l’accumulo lascia spazio alla fusione e il manto nevoso si trasforma nella riserva d’acqua che alimenta fiumi, laghi e invasi durante l’estate.

Aprile 2026 ha segnato una svolta netta. I dati mostrano che la neve si sta sciogliendo molto più rapidamente rispetto alla media degli ultimi 15 anni, soprattutto nei grandi bacini alpini. A livello nazionale il deficit nivale è oggi del 48% rispetto ai valori storici di questo periodo.

I dati arrivano dalla Fondazione CIMA e sono consultabili nell’Osservatorio Neve e siccità di Lab24, realizzato in collaborazione con l’ente di ricerca. Nella pagina sono disponibili mappe e dettagli provincia per provincia.

20 maggio 2026
Italia
Anomalia percentuale
Rispetto alla media storica
-27,5%
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Neve nelle regioni italiane, serie storiche

L’accumulo nevoso nella stagione corrente e in quella precedente a confronto con la media storica a partire dal 2011. Dati in miliardi di metri cubi (10^9 m³)
Italia
Alpi
Appennini
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Valle d’Aosta
Veneto
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale

Aprile caldo e secco accelera la fusione

Il quadro meteorologico delle ultime settimane spiega la situazione attuale. Aprile è stato molto secco su gran parte d’Italia, soprattutto al Nord e sul versante tirrenico, dove in alcune aree le precipitazioni sono risultate inferiori anche dell’80% rispetto alla media.

Allo stesso tempo le temperature sono state particolarmente elevate, con il Nord-Ovest oltre i 3 gradi sopra la media stagionale. Il risultato è stato uno scioglimento molto rapido della neve: l’acqua è defluita prima del normale verso terreni e fiumi, anticipando i tempi della disponibilità idrica in vista dell’estate.

Po e Adige, situazione in peggioramento

Nel bacino del Po la fusione della neve ha accelerato rapidamente: in poche settimane si è passati da condizioni vicine alla media a livelli simili a quelli registrati nel 2022, anno della grande siccità. Il deficit riguarda ormai anche le quote più alte delle Alpi.

Situazione ancora più critica nel Triveneto. Nel bacino dell’Adige il deficit supera il 56% e in alcune aree i dati sono peggiori rispetto al 2022. Solo i primi giorni di maggio, grazie a temperature leggermente più basse, hanno rallentato temporaneamente la fusione.

Appennini, sparisce rapidamente la neve caduta a fine stagione

Sugli Appennini centrali il quadro è cambiato nel giro di poche settimane. Le nevicate tardive avevano portato il manto nevoso ai massimi stagionali, ma il caldo di aprile ha accelerato lo scioglimento riportando rapidamente i bacini vicino ai livelli medi.

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Anomalia
Accumulo

Anomalia rispetto alla media 2011/25

Anomalia percentuale al 20 maggio 2026. Se è negativa vuol dire che c'è al momento meno neve rispetto agli ultimi anni
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale
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Non solo neve: laghi, invasi e terreni

Per capire l’impatto reale sulla disponibilità d’acqua bisogna guardare anche a invasi e umidità del suolo.

Grandi laghi del Nord: livelli in calo rispetto all’inverno, ma ancora vicini alla media storica.

Invasi del Centro-Sud: situazione migliore rispetto agli anni scorsi. Alcuni bacini, come il lago di San Giuliano in Basilicata, mostrano segnali di recupero dopo la crisi del 2024.

Terreni agricoli: l’umidità del suolo è leggermente sotto la media in gran parte del Paese proprio all’avvio della stagione irrigua.

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Accumulo nivale per provincia, la serie storica

Picco stagionale dal 2011 all’attuale stagione 2025/26. Dati in millimetri di accumulo al 20 maggio 2026
Fonte: Fondazione CIMA - Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale
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Verso l’estate

La stagione nivale 2025-2026 si chiude con un’Italia divisa: situazione nel complesso positiva nel Nord-Ovest, più instabile al Centro-Sud e ancora sotto media nel Triveneto.

Entrare nell’estate con meno neve del normale resta un elemento di rischio, soprattutto in vista dell’aumento della domanda d’acqua nei prossimi mesi.

Diversi distretti idrografici italiani sono già in condizioni di severità idrica. Perché la neve non è solo accumulo invernale: è una riserva che condiziona la disponibilità d’acqua ben oltre la fine dell’inverno.

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IL COMMENTO

di Francesco Avanzi, Fondazione CIMA

maggio 2026

In primavera, le temperature aumentano e la neve inizia a fondera. Tuttavia, quest'anno i dati ci mostrano una diminuzione dello SWE molto più rapida rispetto alla climatologia, soprattutto nei grandi bacini alpini. Solo poche settimane fa, a metà aprile, gran parte dell’Italia (e in particolare il Po, l’area con più neve in Italia) si trovava ancora in condizioni vicine alla media stagionale.

Poi il sistema ha accelerato rapidamente: temperature molto superiori alla media, precipitazioni scarse e un mese estremamente secco hanno intensificato la fusione del manto nevoso. È una dinamica che modifica tempi e velocità della disponibilità idrica, soprattutto in vista dell’estate.

La stagione della neve italiana 2025/2026 si chiude quindi con un quadro molto eterogeneo: complessivamente positiva al Nord-Ovest, più instabile e variabile al Centro-Sud, e persistentemente sotto media sul Triveneto.

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