Qualità della vita:
bambini, giovani e anziani

Seconda edizione dei tre indici del Sole 24 Ore: i dati aggiornati premiano le province con il miglior contesto di vita per fasce di età
6 giugno 2022

di Giacomo Bagnasco, Marta Casadei e Michela Finizio
Sono Aosta, Piacenza e Cagliari le tre province che vincono quest’anno la sfida della Qualità della vita declinata per altrettante fasce d’età: bambini, giovani e anziani. La seconda edizione dei tre indici, calcolati ciascuno su 12 parametri statistici forniti da fonti certificate (Istat, Miur, Centro studi Tagliacarne, Iqvia), è stata presentata ieri in anteprima al Festival dell’Economia di Trento.

Le classifiche, pubblicate la prima volta a giugno 2021 come una tappa della storica indagine di fine anno, sono state aggiornate dal Sole 24 Ore per raccontare come è cambiata la mappa del benessere in base alle “risposte” dei territori alle esigenze specifiche di tre target generazionali.

I tre indici generazionali

In base al punteggio medio conseguito nei 12 indicatori selezionati per i bambini, i giovani e gli anziani
BAMBINI
0-10 anni
GIOVANI
18-35 anni
ANZIANI
Over 65

L’indagine sul benessere per fasce di età

Confermati 31 indicatori su 36 tra quelli selezionati lo scorso anno per documentare servizi e condizioni di vita. Come new entry debuttano la percentuale di edifici scolastici con mensa tra i 12 parametri che compongono la classifica dei bambini; le imprese che fanno ecommerce tra quelli per i giovani; la presenza di medici specialisti, la dipendenza rispetto alla popolazione in età attiva e i farmaci anti-depressivi tra quelli per gli anziani. Ad ogni parametro è stato assegnato un punteggio per ciascuna provincia da 1000 a 0. E la classifica finale è il risultato della media dei punteggi conseguiti.

Il risultato finale, soprattutto le variazioni nei piazzamenti rispetto all’anno precedente, sono soprattutto dovute ai cambiamenti registrati dagli indicatori nell’ultimo anno.

I trend

L'andamento di alcuni indicatori rispetto all'anno precedente (elab. Sole 24 Ore)

L’aggiornamento dei dati al 2021, ad esempio, nell’indice della speranza di vita dei più anziani porta con se il recupero delle province lombarde, in particolare di Bergamo, lo scorso anno particolarmente colpite dall’eccesso di mortalità per Covid.

Nel frattempo è cresciuta in media anche l’incidenza dei canoni di locazione sul reddito medio, penalizzando in particolare le grandi città nell’accesso alla casa dei più giovani. Allo stesso tempo numerosi bar e discoteche hanno chiuso i battenti (-2,6% il calo delle imprese registrate su base annua). E sono diminuite, in modo non uniforme sul territorio nazionale, anche l’incidenza di amministratori comunali under 40 (-3,4%) e la spesa degli enti pubblici per l’assistenza domiciliare (-10,1%).

Gli indicatori che, invece, segnano un trend positivo su base annua sono i posti autorizzati negli asili nido (+5,5%), il tasso di fecondità (+0,8%) e il numero di infermieri ogni 100mila abitanti (+0,3%).

Le tre province al top

Il quadro generale che emerge dai tre indici per fasce di età conferma i divari territoriali su base generazionale. Si distinguono tre province, ciascuna leader per qualità della vita offerta ad alcune fasce di popolazione.

Aosta, ad esempio, si piazza al 1° posto per i bambini, al 6° posto per gli anziani; e scivola al 37° posto, invece, per i giovani. Piacenza, in testa per i giovani, scende al 42° posto per gli anziani e al 75° posto per i bambini. Infine Cagliari, che conquista il primato nel benessere degli anziani, perde posizioni negli altri due indici (21° posto in quello dei bambini e 80° posto per i giovani).

L’unica provincia che conquista un posto in tutte le tre top ten è Trento, seguita da Parma che resta sempre tra le prime quindici.

Toscana ed Emilia Romagna in alto

In un momento storico in cui l’allarme natalità è entrato tra le priorità della politica, il Pnrr ha messo al centro donne e giovani e la pandemia ha colpito fortemente gli anziani, diventa evidente che i servizi territoriali a supporto di nuclei familiari possono fare la differenza nel livello di benessere locale e per il futuro dell’Italia.

In questo contesto sembrano distinguersi due aree del Paese: la qualità della vita dei bambini premia la Toscana con Arezzo, Siena e Firenze al secondo, terzo e quarto posto; per i giovani, invece, in testa c’è l’Emilia Romagna, che già nel 2021 aveva manifestato la propria leadership in questa classifica (quest’anno il podio è occupato da Piacenza, Ferrara e Ravenna, mentre Forlì-Cesena e Modena chiudono in ottava e decima posizione).

Mezzogiorno e grandi città

Mentre ai vertici si incontra il Centro-Nord, sembra che il Sud non sappia stare al passo con le esigenze delle famiglie, soprattutto di quelle con bambini, nonostante si confermi il territorio più giovane e più prolifico in base ad alcuni indicatori demografici (come il tasso di fecondità o l’indice di dipendenza degli anziani).

In controtendenza, poi, nella graduatoria degli anziani spiccano alcune province sarde, tra le più longeve del Paese, e per i giovani si distinguono altri territori: certi indicatori - come matrimoni, età media al parto del primo figlio, affitti bassi e progetti imprenditorialità giovanile - trainano nella top 20 Caserta (al 6° posto), Salerno (15ª), Agrigento (17ª) e Vibo Valentia (18ª).

Performance negativa, infine, delle aree metropolitane. Le grandi città sono concentrate nella seconda metà della classifica legata al benessere dei bambini con Milano ad esempio al 60° posto, Roma all’83°; in un Paese con oltre 3 milioni di Neet, inoltre, Milano (95ª) e Roma (105ª) sono tra i territori in cui i giovani vivono peggio, insieme con altre province “universitarie”, come Padova (56ª), Perugia (65ª), Pavia (71ª), Pisa (86ª), Venezia (102ª).

La mappa demografica

Incidenza di bambini (0-14 anni), popolazione in età attiva (15-64 anni) e anziani (65 anni e oltre) sulla popolazione residente (totale residenti=100), anno per anno (Istat)
Made with Flourish

L’Italia dei divari territoriali legati ai servizi e alle condizioni di vita di bambini, giovani e anziani, non sempre rispecchia la mappa demografica del Paese. Basta fare un esempio: non sempre le province dove vivono più bambini sono quelle che offrono loro (e alle loro famiglie) le migliori condizioni di benessere.

Allo stesso tempo i giovani, che popolano le grandi città in cerca di opportunità, oppure i centri universitari, non sempre trovano servizi e livelli di welfare adeguati. Per questo motivo è importante entrare nel dettaglio delle singole classifiche per capire meglio cosa non funziona. 

I BAMBINI
Le scuole accessibili spingono la Vellée

La piccola Valle D’Aosta è il territorio d’Italia più a misura di bambino, secondo i 12 parametri dell'indagine generazionale sulla Qualità della vita del Sole 24 Ore. Precede tre toscane (Arezzo, Siena e Firenze) in una top ten dove solo Oristano (ottava) emerge tra una serie di province del Nord del Centro. Molte rappresentanti del Sud, in particolare della Sicilia, restano sul fondo. Emblematico il nuovo parametro delle scuole dotate di mense scolastiche, dove è proprio Aosta a spiccare con una quota del 70,8% mentre Napoli - ultima anche in classifica generale - veste la maglia nera con un triste 5,2 per cento.

L’area montana del Nord-Ovest si impone inoltre per le scuole accessibili senza barriere, mentre è quinta in tema di spazio abitativo: qui fa meglio di tutte Nuoro. Il Sud Sardegna prevale invece per estensione dei giardini scolastici e minore numero di studenti per classe (le aule più popolate sono nel Settentrione). Tuttavia, a fronte di questi primati - e pure della maggiore presenza di pediatri, fatta registrare a Cagliari - la Sardegna piazza le sue cinque province nelle ultime sei quanto a tasso di fecondità, dove vince Bolzano con una media di 1,71 figli per donna.

A Siena non si registrano denunce di delitti a danni di minori, mentre Gorizia è prima per verde attrezzato, Trieste si afferma per i posti negli asili nido e Prato per la percentuale di scuole con la palestra. Firenze, quarta nella graduatoria generale, si distingue tra le grandi province grazie a quattro indicatori che la vedono piazzata nelle prime dieci.

I GIOVANI
Emilia Romagna regina, vitalità al Sud

È di nuovo l’Emilia Romagna a monopolizzare il podio della classifica sullo standard di vita dei giovani. Ravenna cede il primato e finisce terza, alle spalle di Ferrara e della vincitrice Piacenza. La provincia più occidentale della regione si fa valere in particolare per due aspetti demografici (è seconda, dietro a Trieste, per saldo migratorio positivo e decima per l’età media delle madri al parto del primo figlio, con Siracusa al comando), ma ottiene anche un sesto posto per disponibilità di aree sportive.

Dalla classifica generale emergono difficoltà per le realtà metropolitane: la prima in graduatoria è Bologna, 32ª. Nella top ten ci sono nove aree del Nord più Caserta, che finisce sesta aggiudicandosi tra l’altro una seconda posizione, dietro a Rieti, per il minore peso dei canoni di locazione e una terza piazza per imprenditorialità giovanile, dove le stanno davanti Vibo Valentia e Crotone.

Uno dei segnali di vitalità dal Sud - così come il successo di Napoli per imprese che fanno e-commerce - a fronte di una situazione sempre critica alle voci emigrazione e disoccupazione. Sotto questo ultimo aspetto le ultime 31 province (con Siracusa in coda a causa di un tasso di giovani disoccupati del 42,4%, a fronte del 4,9% della capolista Bergamo) sono tutte del Mezzogiorno.

Sul piano dei giovani laureati si impone Ascoli Piceno, mentre Prato ha la maggiore quota di amministratori comunali under 40 e ad Agrigento (seguita da molte meridionali) si celebrano più matrimoni, peraltro in rialzo ovunque dopo le restrizioni imposte dal Covid.

GLI ANZIANI
Sardegna in testa, Lombardia in ripresa

Cagliari precede le due rappresentanti del Trentino-Alto Adige e risulta la provincia in grado di offrire le migliori condizioni ai propri anziani. Che hanno la maggiore speranza di vita, la più alta quota di medici specialisti a disposizione e una percentuale di infermieri sul territorio seconda solo a quella di Foggia. La provincia del capoluogo sardo - in cima a una top ten dove trovano posto anche Roma (quarta) e Milano (nona) - conquista inoltre piazzamenti tra le prime dieci per assistenza domiciliare, trasporto di anziani e disabili, scarso consumo di medicine per malattie croniche, indicatori dove si affermano rispettivamente Oristano, Venezia e Bolzano (prima anche per le biblioteche).

A proposito di medicine si segnala, tra i parametri introdotti quest’anno, il consumo di farmaci contro la depressione. Mentre a Foggia se ne fa l’uso più limitato, le ultime 13 posizioni di questa graduatoria sono occupate da tre province liguri e da tutte le dieci toscane (con Lucca ultima). Il dato potrebbe essere influenzato da una maggiore attenzione verso questo tipo di patologia, fatto sta che ha ripercussioni anche sulla classifica generale, chiusa proprio da tre toscane, con Pistoia fanalino di coda. Pesante, per la Liguria, l’alta incidenza di popolazione over 65: Savona, ultima, e Genova, terzultima, sono lontanissime dalla capolista Caserta.

Va evidenziata con sollievo, infine, la ripresa di Bergamo, Lodi e Cremona, che 12 mesi prima avevano fatto registrare la più bassa speranza di vita a causa degli esiti della pandemia.

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