Sei mesi di vaccini, il bilancio e le prospettive

La vaccinazione è nel pieno del suo svolgimento e sembra aver toccato il suo picco. Cosa ha funzionato e cosa no in questi sei mesi e quali sono le incognite per i prossimi?
29 giugno 2021

 

27 DICEMBRE 2020
Sei mesi fa, nel Vaccine day europeo del 27 dicembre 2020, è iniziata la vaccinazione anti covid in Italia. Oggi il 57% della popolazione ha avuto almeno una dose, il 31% è completamente vaccinato.

29 APRILE E 4 GIUGNO 2021
La vaccinazione è partita lenta. L’obiettivo delle 500mila dosi in un giorno è stato raggiunto la prima volta il 29 aprile. Le 600mila dosi, invece, il 4 giugno.

II TRIMESTRE 2021
Il piano era di ricevere 40 milioni di dosi di Astrazeneca entro la fine del secondo trimestre 2021. In sei mesi, invece, ne sono arrivate 10 e di queste ne sono state somministrate 9.

FINE SETTEMBRE 2021
L’obiettivo del governo è ora immunizzare l’80% degli over 12 entro fine settembre. Secondo le nostre stime, basate sul tasso di somministrazione delle dosi rispetto alle consegne e sugli arrivi previsti, il target è raggiungibile. Ad alcune condizioni


di Luca Salvioli
Il 4 giugno, con quasi 629mila dosi, resta il record giornaliero da quando, sei mesi fa, allo Spallanzani di Roma, sono stati inoculati i primi vaccini anti-covid in Italia.

Dai giorni successivi le medie mobili a 7 giorni sono scese. Avevamo raggiunto le 585mila dosi in media al giorno, adesso siamo lievemente calati intorno alle 545mila. 

Sul rallentamento ha inciso il nuovo stop ad Astrazeneca, che dall'11 giugno viene raccomandato solo agli over 60. Il vaccino anglo-svedese aveva toccato il suo massimo il 5 maggio, con 124mila dosi somministrate. Ora viaggia sulle 40-50mila dosi al giorno.

Il crollo si vede soprattutto sulle prime dosi, come evidente dal grafico qui sotto. Astrazeneca dopo le nuove limitazioni dell'11 giugno a fatica arriva a mille inoculazioni giornaliere (aveva superato le 115mila).

Viene utilizzato quasi esclusivamente per i richiami.

È calato anche Johnson&Johnson, ma molto meno.

Prime dosi giornaliere

Dato giornaliero e media mobile a 7 giorni. Dal menu si può scegliere di vedere l'andamento del singolo vaccino

L’odissea Astrazeneca

Il guaio Astrazeneca è stata una costante in questi mesi. Era il vaccino più atteso in Europa. Sulla base dei contratti stipulati in sede europea, all'Italia ne sarebbero dovuti arrivare 40 milioni nei primi due trimestri del 2021. Ne sono arrivati 10. Ne sono stati somministrati meno di 9.

Anche J&J è stato molto meno utilizzato rispetto alle aspettative. Ne dovevano arrivare 7 milioni nel secondo trimestre. Ne sono arrivati poco più di 2 milioni, somministrati appena il 60% (1,2 milioni).

Entrambi hanno subito le limitazioni emerse via via che emergeva una possibile correlazione, seppur rarissima, tra i vaccini a vettore virale e alcuni casi di trombosi venosa cerebrale e trombosi venosa in sede atipica, specie in soggetti più giovani.

A incidere sono state anche alcune indicazioni contradditorie arrivate dalla autorità sanitarie, che hanno avuto un contraccolpo psicologico sulla popolazione.

Vediamole in ordine.

  • Il vaccino Astrazeneca viene approvato il 29 gennaio dall'Ema dai 18 anni in su. L’autorità europea tuttavia segnala la mancanza di dati certi sull’efficacia oltre i 55 anni di età, un vulnus degli studi clinici che già avevano avuto i loro problemi.
  • L'Italia, come anche la Germania, indica un uso preferenziale per gli under 55 senza patologie gravi.
  • Il 2 febbraio il Cts dà l'ok anche per gli over 55 in buona salute.
  • Il 27 febbraio viene esteso l’uso fino a 65 anni.
  •  L'11 marzo viene sospeso da Aifa il primo lotto, dal 15 al 19 marzo è sospesa del tutto la somministrazione del vaccino.
  • Il 7 aprile una circolare del ministero della salute raccomanda un uso preferenziale di Astrazeneca nelle persone di età superiore ai 60 anni.
  • Una nuova circolare l’11 giugno stabilisce che il vaccino "viene somministrato solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni". I richiami per gli under 60 vanno fatti con un altro vaccino. 
  • Il 19 giugno una nuova circolare consente anche agli under 60 il richiamo con Astrazeneca nel caso in cui rifiutino il richiamo eterologo.

Arriveremo all'80% di vaccinati entro settembre?

In questi mesi si sono spesso fatti confronti con altri paesi europei che andavano più veloci dell’Italia. In realtà se si leggono i dati in rapporto alla popolazione e con una media mobile a 7 giorni in modo da depurare alcuni picchi giornalieri, la situazione è quella raccontata dal grafico qui sotto, dove si può vedere che le principali economie europee hanno tenuto un passo simile con l’eccezione del Regno Unito, che ha vaccinato molto più in fretta.

La corsa dei paesi europei

Dosi giornaliere per un milione di abitanti. È possibile aggiungere al grafico altri paesi europei dal menu

Come abbiamo visto l’Italia ha rallentato il ritmo nelle ultime 3 settimane, ma la media resta abbondantemente sopra le 500mila dosi giornalieri. L’andamento dei principali paesi europei è simile. Viaggiano su un livello di somministrazioni elevato e sostanzialmente stabile.

Secondo il modello previsionale che abbiamo integrato nella pagina con i dati giornalieri sui vaccini in Italia, l’obiettivo del governo di immunizzare l’80% della popolazione vaccinabile (gli over 12) entro settembre è raggiungibile. La stima si basa sul tasso di somministrazione delle dosi rispetto alle consegne nelle due settimane precedenti e sugli arrivi previsti.

Va detto che è un obiettivo abbastanza vago, perché non ha una data precisa e dalle ultime dichiarazioni sembra riferirsi alla percentuale di popolazione che avrà almeno una dose, non ai completamente vaccinati.

La diffusione delle variante Delta rende però necessario raggiungere al più presto la vaccinazione con due dosi per tutti. In particolare le fasce di età più esposte alle conseguenze gravi del virus.

Nella fascia 70-79 anni c’è ancora un 12% di persone che non hanno fatto nemmeno una dose. La percentuale sale al 18% per i 60enni e al 27% per i 50enni. I decessi da coronavirus tra gli over 50 rappresentano il 98,8% del totale da inizio pandemia, dunque sono ancora molte le persone a rischio.

Cosa ci dice il confronto con Usa e Uk

Su come proseguirà la campagna vaccinale le principali incognite sono due. La prima riguarda la tempestività delle consegne. Lo stop di Curevac, e il ruolo ormai marginale di Astrazeneca e J&J, rendono decisivo il rispetto dei tempi da parte di Pfizer e Moderna.

Alcune regioni si sono dette preoccupate per le consegne di luglio, che sarebbero meno del previsto, ma il commissario Figliuolo ha assicurato che il discostamento di luglio rispetto a giugno è soltanto del 5%.

La seconda riguarda la disponibilità delle persone a vaccinarsi. La diffusione della variante Delta, più contagiosa della Alfa, che a sua volta era già più contagiosa del virus scoperto a Wuhan rende evidente la necessità di arrivare a una copertura molto elevata della popolazione.

Può essere utile paragonare l’andamento delle dosi somministrate ogni giorno in Italia con i due grandi paesi che hanno vaccinato più rapidamente di noi. Gli Stati Uniti, che oggi hanno il 54% della popolazione che ha avuto almeno una dose e il 46% completamente vaccinato, e il Regno unito (67% con almeno una dose e 49% completamente vaccinati).

In Italia il 56,81% ha avuto almeno una dose, il 30,75% è completamente vaccinato.

Come si vede dal grafico sotto, gli Stati Uniti hanno raggiunto il loro picco sui nostri livelli, intorno alle 1.000 dosi giornaliere per 100mila abitanti. Il picco del Regno Unito è invece stato a 877 dosi. Lo ha toccato due volte, dunque il ritmo è stato più costante, ma da fine maggio è in calo. Ciò non significa che l’immunizzazione dei due paesi non proceda, ma che il raggiungimento dell’ultimo miglio si accompagna a un rallentamento rispetto ai massimi.

Vaccinazioni in Italia, Regno Uniti e Stati Uniti

Dosi giornaliere ogni 100mila abitanti

Non sappiamo se l’Italia avrà un andamento più simile agli Stati Uniti o all’Inghilterra. Ma possiamo dire che se i primi sei mesi sono stati quelli in cui si è fatta la selezione tra i vaccini a disposizione e organizzata la logistica nel paese, nei prossimi l’attenzione sarà sempre più sulla capacità di intercettare la quota di popolazione che è restia o non ha intenzione di vaccinarsi.

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